150 persone sono morte in un naufragio al largo della Libia


I sopravvissuti presentano sintomi di pre-annegamento. Secondo il portavoce dell’Unhcr, se le cifre fossero confermate si tratterebbe della peggior tragedia nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno

(foto: Peter Bischoff/Getty Images)

Decine di migranti, tra cui donne e bambini, sono morti giovedì pomeriggio a largo della Libia in quello che si teme possa essere stato il peggior naufragio dall’inizio dell’anno. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che ha dato la notizia, i morti potrebbero essere 150. Alcuni giornali italiani, citando fonti libiche, riportano cifre più basse (132 o 115) ma comunque superiori al centinaio.

Il primo a prestare soccorso sarebbe stato un pescatore. Grazie anche al suo intervento, 137 persone sarebbero state portate in salvo e soccorse. Le ricerche in mare proseguono tuttora. Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Gueterres ha scritto su Twitter: “Sono inorridito dalla notizia che circa 150 persone sono morte in un naufragio a largo della Libia. Ogni migrante che cera una vita migliore merita sicurezza e dignità”.

Sul caso è intervenuto anche Charlie Yaxley, portavoce dell’Unhcr. “Se le cifre stimate sono corrette, si tratta del maggior numero di vittime nel Mediterraneo centrale nel 2019. Un promemoria, se ancora fosse necessario, del fatto che ci deve essere un cambiamento nell’approccio alla situazione nel Mediterraneo. Salvare vite in mare è un bisogno urgente”.

Il naufragio

Per ora si hanno poche notizie sul naufragio. La cosiddetta Guardia costiera libica, che è intervenuta nelle operazioni di soccorso, ha detto che i migranti viaggiavano in due imbarcazioni che erano partite dal porto di Khoms, una città 100 km a est di Tripoli. Sarebbero stati circa 300.

Alcune persone eritree e sudanesi che sono sopravvissute alla tragedia hanno spiegato che solo su uno di questi c’erano 250 persone e si è ribaltato a causa di un guasto al motore.

Secondo Medici senza frontiere, i gommoni erano invece tre o quattro ed erano salpati mercoledì sera. Julien Raickman, responsabile dell’associazione in Libia, ha detto anche al Corriere dell Sera che “i primi ad intervenire sono stati i pescatori”e “i sopravvissuti sono stati portati dagli agenti libici in tre centri di detenzione tra Misurata, Khoms e Slitan”. Il personale di Medici senza frontiere che ha prestato il primo soccorso ha aggiunto che “i pazienti sono sotto shock, hanno sintomi da pre-annegamento, come ipossia e ipotermia” e ci potrebbero essere almeno “70 cadaveri in acqua”.

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