Eubanks, che oggi è il responsabile scientifico di Space Initiatives Inc, ha firmato uno studio in cui, insieme ai due coautori Adam Hibberd e Andreas Hein, propone di sfruttare nientemeno che il Sole per applicare l’effetto Oberth e lanciarsi all’inseguimento della cometa 3I/Atlas. Secondo i calcoli degli scienziati, lanciando una navicella nel 2035 sarebbe possibile raggiungere la cometa prima del 2085, a una distanza di 732 unità astronomiche dal Sole (un’unità astronomica, o ua, corrisponde alla distanza media tra la Terra e il Sole). Per dare un’idea, la sonda Voyager 1 si trova attualmente a circa 171 ua dal nostro pianeta, una distanza che ha richiesto un viaggio di quasi 50 anni.
Dall’effetto Oberth alla manovra Solar Oberth
La navicella concepita da Eubanks dovrebbe quindi percorrere una distanza circa quattro volte maggiore nello stesso arco di tempo. Come? Attraverso la manovra Solar Oberth (Solar Oberth Maneuver, o Som).
Dopo la partenza dalla Terra nel 2035, l’astronave effettuerebbe una manovra nei pressi di Giove, utilizzando la sua gravità per cambiare traiettoria. Questo passaggio le permetterebbe di eliminare gran parte della velocità orbitale ereditata dalla Terra e di dirigersi verso il Sole.
Una volta raggiunto il punto di massima vicinanza alla stella, a soli 3,2 raggi solari dal centro del Sole, la navicella accenderebbe i motori, applicando una spinta (delta-v), di circa 8,36 chilometri al secondo. In questo modo sarebbe “proiettata” verso l’esterno del Sistema solare, con l’energia necessaria per raggiungere la cometa in un tempo compreso tra 35 e 50 anni.
Tra dubbi e opportunità
Una proposta di questo tipo solleva inevitabilmente diversi interrogativi, alcuni più pratici di altri. Il primo è se una navicella sarebbe davvero in grado di avvicinarsi così tanto al Sole senza essere distrutta dal calore. C’è una sorta di precedente: la Parker Solar Probe, la sonda della Nasa progettata per studiare la principale stella del nostro sistema, ha raggiunto il suo punto di massima vicinanza al Sole il 24 dicembre 2024, arrivando a 6,1 milioni di chilometri dalla superficie solare, pari a circa 0,04 Ua. Per eseguire una Som, la navicella ipotizzata da Eubanks e colleghi dovrebbe però spingersi ancora più vicino, fino a 3,2 raggi solari dal centro del Sole, cioè poco più di 0,015 Ua. La Parker Solar Probe era dotata di uno scudo termico a base di carbonio, che le ha permesso di resistere nella corona solare a temperature fino a 1.400 gradi. Il nuovo studio prevede una dotazione simile per la missione verso 3I/Atlas, ma con l’aggiunta di strati di aerogel che dovrebbero fornire un ulteriore isolamento alla navicella.
L’altra grande incognita è legata a una domanda più semplice: vale davvero la pena intraprendere una missione di questo tipo? Anche se sulla carta il progetto non è impossibile, si tratterebbe di una missione intergenerazionale che, nel migliore dei casi, ci consentirebbe comunque di dare solo una brevissima occhiata ravvicinata alla cometa, a causa dell’elevata velocità.


