[ad_1] In realtà, sulla Terra esistono frammenti di meteoriti chimicamente simili a 3I/Atlas. Si tratta delle condriti carbonacee, rocce che si sono formate quasi nello stesso periodo del Sistema solare, circa 4,5 miliardi di anni fa. Queste formazioni conservano tracce…
In realtà, sulla Terra esistono frammenti di meteoriti chimicamente simili a 3I/Atlas. Si tratta delle condriti carbonacee, rocce che si sono formate quasi nello stesso periodo del Sistema solare, circa 4,5 miliardi di anni fa. Queste formazioni conservano tracce di ferro, nichel e carbonio, e in qualche modo sono riuscite a raggiungere il nostro pianeta ancora intatte.
La composizione unica di 3I/Atlas
Grazie a questa somiglianza, gli scienziati sono in grado di ricostruire le reazioni chimiche che avvengono all’interno di 3I/Atlas. L’acqua sublimata interagisce con la polvere metallica del corpo, corrode il metallo e genera magnetite, in un processo che rilascia energia e ulteriori gas, dando il la all’attività criovulcanica osservata nelle immagini. L’interazione è simile a quella già documentata nei resti di condriti analizzati per decenni.
In definitiva, il nuovo studio è l’ulteriore riprova che 3I/Atlas – tra criovulcani e metalli – è una cometa diversa da tutte le altre, come sottolineato anche dalla Nasa in occasione di una recente conferenza: una rivelazione che non dovrebbe sorprendere, considerando che parliamo di un oggetto nato in un altro sistema stellare in condizioni differenti e pertanto dotato di proprietà uniche.
Le informazioni sulla chimica interna della cometa contribuiranno ad ampliare i modelli di formazione planetaria. Per gli scienziati è ormai chiaro che le rocce della Via Lattea non si formano tutte allo stesso modo e che composizione e comportamento dipendono dal loro luogo di origine.
Nel frattempo, gli osservatori spaziali sono in trepidante attesa del momento in cui 3I/Atlas raggiungerà il punto più vicino alla Terra, previsto per il 19 dicembre. In quel frangente, la cometa passerà a 270 milioni di chilometri dal nostro pianeta, una distanza quasi 700 volte superiore a quella che separa la Terra dalla Luna.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.
