Esplora il mondo della tecnologia e del lifestyle con Consigli Tech e Lifestyle di Flavio Perrone

45 anni fa entravamo nel regno di Excalibur, il film che ha trasformato il cinema fantasy in un rito collettivo

di webmaster | Apr 11, 2026 | Tecnologia


La ricerca di un altrove, il mito come contenitore universale

Boorman non cade nella tentazione di rendere i suoi personaggi degli ingranaggi al servizio di un’estetica. Se Excalibur ancora oggi dopo anni tutti se lo ricordano è anche perché egli ha saputo sia renderli simbolo, sia significato. Re Artù è umanissimo, lontano dalla perfezione, illuminato, carico di dubbi e domande, curioso e vulnerabile. Ecco la Ginevra di Cherie Lunghi, vittima dichiarata di una società patriarcale. Viene costretta dai dettami sociali del suo tempo a vergognarsi per un sentimento, per quella storia d’amore impossibile con un Lancillotto che Nicholas Clay interpreta in modo magnifico. Egli è il Cavaliere perfetto, ma è anche una negazione della mascolinità più muscolare e tossica, la sua essenza è fatta di incompletezza e tragica solitudine. Excalibur ci mette davanti una falsa divisione manichea, una falsa contrapposizione. “Il bene e il male, non esiste mai uno senza l’altro” ricorda Merlino al suo Re, e quel male ha un volto, magnifico sensuale, quello di Helen Mirren.

Grazie a lei, Morgana diventa un personaggio femminile eccezionale. Non è una mera femme fatale. In lei vi è vendetta e potere, conoscenza e desiderio, ma anche la rivendicazione di un libero arbitrio negato a Ginevra, l’antitesi ad una società che la vuole sottomessa, oggetto da adorare e venerare, ma privo di una propria scelta. Soprattutto in lei, Excalibur abbraccia una modernità sorprendente, che si manifesta anche dei dialoghi, nei colpi di scena, nel Parsifal di Paul Geoffrey, cavaliere errante distante dall’eroismo, alla ricerca di un altrove trascendente che è sempre ad un passo e poi sparisce. Excalibur diventa quindi un racconto sul ciclo della vita, della società, del potere e di una divinità a cui legarsi. Boorman per farlo unisce diversi racconti del ciclo tutti assieme, crea una divinità dai contorni indefiniti, essa ha il volto del Drago, la forza del mito pagano, cammina sulle parole magiche che una generazione imparerà a memoria in sala: Anál nathrach, orth’ bháis’s bethad, do chél dénmha.

L'armata Brancaleone

Il 7 aprile del 1966 arrivava nelle sale il film di Mario Monicelli, destinato a diventare uno dei titoli più importanti della storia del cinema italiano

Ecco Artù che beve e riempie la sua anima, corre contro il sadico figliastro Mordred (Robert Addie), verso l’ultima battaglia e la morte ma facendo rivivere la Terra martoriata. Boorman gioca con gli elementi e i colori, unisce mito con tragedia wagneriana, fino a quella spada che sparisce tra i flutti, impugnata dalla dama del lago di fronte ad un sole rosso. La fine, per sempre, all’era delle leggende, della magia e del mito. Excalibur sarà un gran successo di pubblico, la critica all’inizio non capirà la complessità dell’operazione messa in in atto dal regista britannico. Ma la sua eredità sarà immediata, gli anni ’80 saranno il decennio del Fantasy, di lì a poco uscirà Il drago del lago di fuoco, l’anno dopo sarà la volta di Conan di John Milius, poi verranno Ladyhawke, Legend, Labyrinth, La Storia Infinita, La Storia Fantastica, Willow. Registi del calibro di Peter Jackson, Guy Ritchie, Michael Bay, Guillermo Del Toro, Bryan Singer non hanno mai nascosto mai l’adorazione che hanno provato per Excalibur.



Fonte

Written By

Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

Related Posts

Impact-Site-Verification: c90fc852-aae7-4b2e-b737-f9de00223cb0