5 fra i peggiori revival delle serie tv



Da Wired.it :

Il revival di Bayside School ha raccolto critiche entusiaste, ma lo stesso non si può dire su tentativi recenti di riportare in auge serie come Beverly Hills 90210 o X-Files

In questi giorni negli Stati Uniti ha fatto il suo debutto il revival di Bayside School, serie teen culto degli anni Novanta che viene riproposta ora con la partecipazione di molti dei suoi protagonisti originari, ormai adulti, intrecciata con le vicende di nuovi personaggi più giovani. Il rischio trash, per una serie che già in partenza era molto camp, era altissimo ma a leggere le prime recensioni americane in molti hanno tirato un sospiro di sollievo. Non è raro, infatti, che quest’epoca di onnipresente nostalgia televisiva resusciti titoli di decenni passati solo per riproporceli bolliti e senza nulla da dire. È successo spesso negli anni scorsi, vediamo alcuni dei casi più esemplari.

1. Dallas

Dallas è stata una delle prime serie americane a raggiungere grandissima notorietà negli anni Ottanta anche in Italia. In generale, al di là delle sue trame da soap legittimata, è stata anche un motore di grande innovazione narrativa, con i suoi cliffhanger evento come “Chi ha sparato a JR?” e un’intera stagione che si è rivelata tutto un sogno. Quando il telefilm terminò nel 1991 sembrava davvero la fine di un’epoca, e aveva tutte le regioni per esserlo. Nel 2012, però, il canale americano Tnt decise di resuscitare questa produzione in una versione rinnovata che seguisse nel presente le vicende della famiglia protagonista, gli Ewing, coinvolgendo anche alcuni attori della prima ora, compreso il mitico JR (Larry Hagman, morto proprio poco dopo il debutto della serie), affiancati a attori più giovani. Durato per ben tre stagioni, il revival non è stato accolto nemmeno così male, ma il continuo confronto con un passato ben più glorioso e l’impatto culturale e sociale sicuramente diminuito ha reso in qualche modo tutto il progetto come una derivazione quasi inutile, che non ha fatto giustizia a una delle colonne della storia della televisione.

2. Arrested Development

Arrested Development, coi suoi personaggi assurdi ma anche con la sua morale strampalata ma efficace, è stata una delle serie comiche più brillanti dei primi anni Duemila, sfortunatamente poco apprezzata in Italia, dove ha raccolto solo un piccolo seguito cult. I fan della prima ora accolsero dunque con giubilo la volontà di Netflix di ordinare nuovi episodi nel 2011, cioè cinque anni dopo la fine del corso originale. Una quarta stagione uscì nel 2013 ma il risultato fu ben al di sotto delle aspettative (probabilmente troppo alte): nonostante ci fossero tutti gli elementi tipici degli esordi, comprese gag ricorrenti e strani montaggi, la decisione di dedicare ogni episodio al punto di vista di un personaggio diverso che ripercorreva sempre la stessa vicenda funzionò ben poco. Anche una quinta stagione, diffusa fra il 2018 e il 2019, lasciò piuttosto indifferenti, complici anche alcune polemiche sulla partecipazione di Jeffrey Tambor (già allontanato da Transparent per comportamenti inappropriati) e le accuse a lui rivolte dalla collega Jessica Walter.

3. Heroes Reborn

Prima di terminare la propria corsa nel 2010, Heroes fu una delle produzioni più innovative degli anni Duemila, spalancando le porte televisive alle numerose serie supereroistiche che seguirono. Il fortunato mix di attori di grande appeal per un pubblico giovane (soprattutto Milo Ventimiglia e Hayden Panettiere) e storie di formazione che fondevano quotidianità e straordinarietà, non durò però troppo a lungo. Nonostante la serie principale fosse stata cancellata per un crollo sempre più vertiginoso degli ascolto, nel 2015 il canale americano Nbc decise in ogni caso di riproporre una nuova miniserie intitolata Heroes Reborn: firmato sempre dal creatore Trim Kring e composta da 13 episodi autoconclusivi, questo nuovo ciclo riprendeva numerosi personaggi (spesso minori) della serie originale fondendoli con new entry e una storia di terrorismo soprannaturale tutta nuova. Inutile dire che il guazzabuglio non convinse affatto il pubblico, che non capì mai fino in fondo se si trovava di fronte a una specie di revival, di reboot o a qualcosa di completamente a sé.

4. X-Files

La mitica serie sugli investigatori del paranormale X-Files si era conclusa dopo oltre 200 episodi nel 2002. Nonostante sia universalmente riconosciuta come cult, già verso le ultime stagioni del corso originale molti avevano iniziato a criticare i vari segnali di stanchezza nelle trame e nello sviluppo dei personaggi; peggio ancora andò il film X-Files: I Want to Believe, accolto in modo controverso anche dai fan più sfegatati. Nonostante ciò Fox non si fece scappare l’occasione nel 2016 di riproporre la serie con un ciclo revival di due stagioni, coinvolgendo a tutta forza i protagonisti originali, Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson). Inizialmente accolto con grande favore del pubblico, andato via via scemando soprattutto nell’undicesima stagione del 2018, il revival non ha mai convinto del tutto i critici che si trovavano di fronte quella che era la pallida immagine della serie che fu, con una fenomenologia aliena ormai sempre più assurda e vicende personali altrettanto esasperate. Ma fortunatamente anche per il creatore Chris Carter quello di X-Files sembra ora un capitolo chiuso.

5. BH90210

Fra i revival più chiacchierati e attesi degli ultimi anni c’è sicuramente BH90210, una versione rinnovata un po’ reboot un po’ meta-commedia che doveva rinverdire i fasti della serie teen culto degli anni Novanta, Beverly Hills 90210. Dopo un remake televisivo negli anni Duemila, tutto glamour e poco arrosto, intitolato semplicemente 90210, in questa nuova produzione del 2019 si riunivano tutti i protagonisti principali: Jason Priestley, Shannen Doherty, Jennie Garth, Ian Ziering, Gabrielle Carteris, Brian Austin Green e Tori Spelling. La morte di Luke Perry, avvenuta mentre si organizzava il lancio della nuova serie, riempì di ancor più commozione i protagonisti. La chimica fra gli attori, anche a distanza di oltre vent’anni, era ancora indiscutibile ma l’idea di interpretare sé stessi e mettere in scena una versione esagerata delle proprie personalità non ha però centrato l’obiettivo, facendo rimpiangere invece storie di formazioni forse un po’ ingenue ma adeguate a un’età di crescita. Fox ha cancellato la serie dopo una sola stagione e in molti sono convinti che sia stato meglio così.

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[Fonte Wired.it]