5 libri per capire gli errori giudiziari


Da Bibbiano in avanti, torna d’attualità il problema mai abbastanza indagato dell’applicazione della giustizia su temi tanto delicati: ecco cinque titoli con cui farsi un’idea sulla questione

(foto: Getty Images)

Grazie a un libro e a un’inchiesta della magistratura, si comincia finalmente a parlare di come la lotta alla pedofilia possa essere dirottata dalla sua finalità originaria per dare vita a veri e propri teoremi giudiziari, accusando innocenti e allontanando i figli dalle loro famiglie. Spesso persino alterando in sede processuale i ricordi delle vittime più giovani e influenzabili, come dimostrato da anni di letteratura scientifica. Ma questi scandali, simili a tanti altri visti in Francia e negli Stati Uniti, non sono altro che casi particolari del problema più ampio dell’applicazione della giustizia su temi tanto delicati.

Un problema sul quale è opportuno interrogarsi proprio nel momento in cui sul banco degli imputati finiscono, come a Bibbiano, gli stessi psicologi e assistenti sociali che avevano dato credito alla teoria della setta satanica.

Ben venga dunque il tentativo di decostruire vecchi teoremi, sperando che non diventi il pretesto per immaginare nuovi contro-teoremi altrettanto fragili, in una progressione giustizialista infinita: negli ultimi giorni sono già emerse gravi semplificazioni giornalistiche che rispondono alla stessa logica perversa della caccia alle streghe.

Jacques Vergès, Gli errori giudiziari (Liberilibri)

Jacques Vergès, celeberrimo avvocato delle cause perse, compila qui un agile catalogo di casi per proporre una teoria generale dell’errore giudiziario. L’errore puo essere ispirato: dal pregiudizio religioso, dal pregiudizio di casta, dalle convenienze sociali; ma anche da un’erronea scelta dei periti o da un’incapacità di ascoltare (ed eventualmente mettere in discussione) la testimonianze. Più generalmente tutto parte dallo “sguardo dell’inquisitore”, dal suo pregiudizio, dalla sua volontà di piegare i fatti a una certa “storia” che appare più semplice ed elegante, e si fortifica nell’ostinazione, così umana, nel mantenere quella versione anche quando i fatti vi si adattano sempre meno. Diffidare, per quanto possibile, dalle spiegazioni troppo semplici… Anche quando sembrano confermare la nostra visione del mondo, soprattutto quando la confermano.

Pablo Trincia, Veleno (Einaudi)

Bello il giustizialismo, ma non ci vivrei. Soprattutto dopo aver letto questo libro del giornalista Pablo Trincia, che nasceva come podcast per Repubblica. L’autore racconta, un po’ come in quelle vecchie puntate di Blu Notte, di un gigantesco errore giudiziario che ha coinvolto varie famiglie nella Bassa Modenese: accusati di praticare riti satanici, madri e padri si sono fatti sottrarre i figli sulla base di un teorema folle. Incompetenza, connivenza, psicosi di massa? Un po’ tutto quanto, e il difficile a questo punto sta proprio nel capire di chi sono le vere responsabilità e quanto hanno pesato, se hanno pesato, le strutture del micropotere locale. Perché sfortunatamente casi come quelli raccontati in questo libro sono ricorrenti, dallo scandalo (anche politico) del Forteto al recentissimo caso di Bibbiano: trascinati da un certo gusto per il romanzesco, capita che i giudici si facciano trascinare dalla fantasia; accecati dalla loro ideologia, che gli psicologi firmino perizie campate in aria. Il risultato sono famiglie distrutte e vite interrotte. Dietro questa catastrofe giudiziaria l’inchiesta di Trincia non lascia intendere l’esistenza di nessuna cupola, di nessun complotto, ma un intreccio disfunzionale di moventi.

Luther Blisset, Lasciate che i bimbi (Castelvecchi)

Nel lontano 1997 si era già levata una voce contro chi sventolava lo spettro della pedofilia, o persino del satanismo, come pretesto per i suoi personalissimi regolamenti di conti: era la voce deformata di un condividuo libertario noto come Luther Blissett. Questo libro (ritirato dal commercio per diffamazione, ma sempre disponibile online) denunciava il caso sorto attorno al processo alla setta dei Bambini di Satana, una montatura mediatico-giudiziaria che si sarebbe conclusa pochi anni dopo con l’assoluzione delle persone coinvolte. Anche qui gli ingredienti sono sempre gli stessi: una congettura altamente fantasiosa, un nemico ideologico e naturalmente la presenza di presunti bambini da proteggere. Un paio di anni dopo, lo stesso condividuo avrebbe pubblicato Nemici dello Stato: Criminali, “mostri” e leggi speciali nella società di controllo, che chiudeva un ideale dittico garantista che nell’italia berlusconiana e antiberlusconiana non poteva che rappresentare un doppio scandalo carpiato. Come noto, il nostro paese avrebbe preso un’altra strada.

Arthur Miller, Il crogiuolo (Einaudi)

Con buona pace dei Bambini di Satana che pure ci hanno creduto, oggi sappiamo che il satanismo nasceva come pura proiezione degli inquisitori, e che la stregoneria è una costruzione dei tribunali del diciassettesimo secolo. Celebre il caso delle streghe di Salem, Massachussets, che non fu soltanto un grave errore giudiziario, ma anche la storia di come questo errore fu presto scoperto e di come la comunità stessa ne prese atto — diciannove impiccati dopo. Nell’America maccartista degli anni 1950, Arthur Miller raccontava quella storia ricca di insegnamenti ancora oggi, anche per noi.

Perché la logica che conferma i teoremi giudiziari è sempre la stessa: quella delle testimonianze estorte alle fasce più fragili della popolazione (giovanissimi, anziani, illetterati, poveri) e quella del pentitismo, degli accusati che si accusano gli uni con gli altri per cercare di salvarsi, finendo per coinvolgere un numero crescente di persone, fino all’intero paese, fino all’intera colonia, come un’epidemia. Cinque secoli dopo, psicologi e giudici sono stati capaci di teorizzare l’esistenza di sanguinolente messe nere nell’intera bassa modenese. Una psicosi di massa non è mai il segno di una civiltà barbara e primitiva, ma di una civiltà che si era consegnata al dominio della razionalità e che d’un tratto vede tutte le sue procedure impazzire per diventare una macchina di paranoia e morte.

Antoine Garapon e Denis Salas, Les nouvelles sorcières de Salem (Seuil)

Se il riferimento storico ai fatti di Salem torna sempre — fin nell’espressione caccia alle streghe — è perché tornano sempre casi simili: questo libro si concentra sul caso di Outreau, grave scandalo giudiziario che coinvolse tredici persone ingiustamente accusate di far parte di un network pedofilo, confrontandolo con altri casi in Francia e in America. Anche qui si parla di testimonianze raccolte senza metodo e di ricordi impiantati, di assistenti sociali incompetenti, di inquirenti approssimativi e amanti della sovrainterpretazione, di una stampa sensazionalistica e in definitiva di una giustizia che non ha saputo operare. Alla fine gli autori, entrambi magistrati, lanciano un’ipotesi: e se la catastrofe non fosse il prodotto di semplici errori umani ma di un “vizio inerente al sistema giudiziario”? In questo caso faremmo meglio, invece di strumentalizzare l’ennesimo scandalo per fini politici, a chiederci se ogni strumentalizzazione non sia in fondo altro che la ripetizione della logica stessa del complotto.

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