La Spagna alza il tiro contro gli affitti brevi e multa Airbnb. La direzione generale per gli Affari dei consumatori che fa capo al ministero delle Politiche sociali spagnolo, guidato da Pablo Bustinduy, ha inflitto ad Airbnb una sanzione da 64 milioni di euro per aver pubblicato oltre 65mila annunci di alloggi turistici privi di licenza o con numeri di registrazione falsi. La decisione, annunciata lunedì 15 dicembre, chiude un procedimento amministrativo avviato mesi fa e si configura come la seconda sanzione più alta mai comminata dal dicastero per violazioni delle normative a tutela dei consumatori dopo quella inflitta a Ryanair di 108 milioni di euro comminata nel novembre 2014 per pratiche scorrette come l’addebito di un supplemento per il bagaglio a mano.
La decisione è definitiva e non appellabile in sede amministrativa.
Perché Airbnb è stata multata in Spagna
Una sanzione calcolata sui profitti illeciti
La cifra esatta ammonta a 64.055.311 euro, un importo che secondo il ministero corrisponde a sei volte i profitti ottenuti illegalmente dalla piattaforma statunitense nel periodo compreso tra l’emissione del primo avvertimento e la rimozione degli annunci contestati. L’indagine condotta dalle autorità spagnole ha identificato 65.122 inserzioni che violavano le norme sulla protezione dei consumatori e la maggior parte di esse riguardava immobili pubblicizzati senza il numero di licenza turistica obbligatorio: la legislazione della maggior parte delle comunità autonome spagnole impone infatti che ogni inserzione pubblicitaria per affitti turistici riporti il numero di registrazione rilasciato dalle autorità locali, un requisito pensato per garantire che l’alloggio rispetti gli standard di sicurezza e le norme urbanistiche. Secondo il ministero, l’assenza di trasparenza su questi elementi configura una forma di pubblicità ingannevole, poiché priva chi prenota delle informazioni necessarie per valutare l’affidabilità dell’alloggio e di chi lo gestisce.
E l’obbligo di rimuovere tutti i contenuti illegali
Oltre alla sanzione economica, la piattaforma dovrà rimuovere tutti i contenuti ritenuti illegali e rendere pubblica la multa ricevuta. La decisione era già stata confermata in precedenza dal Tribunale superiore di giustizia di Madrid, che aveva respinto i ricorsi dell’azienda contro gli ordini di rimozione emessi dal ministero durante l’istruttoria.
Un portavoce di Airbnb, tuttavia, ha dichiarato che la società intende contestare la sanzione in tribunale, sostenendo che le azioni del ministero sarebbero contrarie alle normative vigenti in Spagna. La piattaforma ha comunque sottolineato la propria volontà di collaborare con il ministero dell’Edilizia abitativa per implementare un nuovo sistema di registrazione su base nazionale e non più locale, precisando che, a partire da gennaio 2025, oltre 70mila annunci presenti sulla piattaforma hanno già inserito un numero di registrazione ufficiale, per adeguarsi alle regole spagnole.
La stretta spagnola sugli affitti brevi
L’azione contro Airbnb non è un episodio isolato, bensì l’ultimo tassello di una strategia più ampia del governo progressista guidato dal primo ministro Pedro Sánchez. A maggio 2025, il ministero delle Politiche sociali aveva già ordinato alla piattaforma di rimuovere le migliaia di annunci per violazione delle normative. A giugno, un provvedimento analogo aveva colpito Booking.com, alla quale era stata imposta la cancellazione di oltre 4mila inserzioni irregolari. Nei confronti della piattaforma olandese era arrivata anche una multa più rilevante nel luglio 2024, quando l’autorità antitrust spagnola, la Commissione nazionale dei mercati e della concorrenza (Cnmc), avevano inflitto una multa record di 413 milioni di euro per abuso di posizione dominante nel mercato delle prenotazioni alberghiere online. Secondo la Cnmc, la piattaforma olandese deteneva una quota compresa tra il 70% e il 90% del mercato spagnolo e aveva imposto condizioni commerciali sleali agli albergatori del paese.
Il caso di Barcellona
A livello locale, Barcellona è diventata il simbolo della lotta contro gli affitti brevi. Il sindaco Jaume Collboni, del Partito socialista catalano, ha annunciato che la città non rinnoverà le licenze delle 10.101 abitazioni attualmente autorizzate come alloggi turistici quando scadranno nel novembre 2028. Si tratterebbe del primo divieto totale di affitti brevi in una grande capitale europea, una misura giustificata dall’amministrazione comunale con la necessità di restituire questi immobili al mercato residenziale e contrastare l’aumento dei canoni di locazione, cresciuti del 68% negli ultimi dieci anni secondo i dati municipali citati da Idealista.
La situazione in Italia
La stretta spagnola trova un parallelo in Italia, dove il settore degli affitti brevi è stato oggetto di due interventi normativi nelle ultime settimane. Il 21 novembre il Consiglio di Stato ha confermato l’obbligo di identificazione de visu degli ospiti, previsto dall’articolo 109 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps), la norma del 1931 che regola le strutture ricettive: i gestori non possono limitarsi a ricevere i documenti via email o WhatsApp e inviare un codice di accesso, ma devono verificare di persona, o tramite videochiamata in tempo reale, che il volto dell’ospite corrisponda al documento.
Il 4 dicembre il consiglio comunale di Milano ha approvato il divieto di installare keybox su suolo pubblico e strutture private affacciate sulla strada, seguendo analoghi provvedimenti già adottati a Firenze, Roma e Bologna. Le keybox sono cassettine metalliche contenenti le chiavi dell’appartamento, apribili tramite codice numerico, che negli ultimi anni si sono moltiplicate sui pali della luce, i cancelli e le inferriate delle città turistiche italiane. Il provvedimento milanese, in vigore da gennaio 2026, prevede sanzioni da 100 a 400 euro oltre alle spese di rimozione.


