Cogito, ergo sum diceva Cartesio, identificando nellโautocoscienza lโunica veritร indubitabile della nostra esperienza. Anche tra gli scienziati, oggi, in molti potrebbero dirsi dโaccordo. Cosa sia questa coscienza, perรฒ, รจ molto meno chiaro. Anzi, รจ un autentico campo di scontro tra i sostenitori di almeno due teorie principali: la teoria dellโinformazione integrata (Integrated Information Theory, o Iit) e la teoria dello spazio di lavoro globale (o Gnwt). Due modelli che tentano di spiegare, e prevedere, lโemergere della coscienza e il funzionamento della nostra mente, a partire dallโattivitร del cervello. Con risultati molto diversi, e implicazioni tuttโaltro che teoriche: stabilire se un computer, un paziente in coma, o un feto di pochi giorni possono essere considerati coscienti avrebbe conseguenze bioetiche, legislative e sociali piuttosto ovvie, e di ampia portata.
Da anni, la discussione tra gli esperti non fa che riscaldarsi. Ed entrambi gli schieramenti continuano a produrre ricerche a sostegno dellโuna, o dellโaltra teoria. In cerca di un poโ di imparzialitร scientifica, un gruppo di neuroscienziati riuniti nel โCogitate Consortiumโ hanno deciso di testare le tue teorie una contro lโaltra, in un testa a testa pensato per testarne le previsioni. I risultati (giร presentati nel 2023, non senza sollevare un ginepraio di polemiche) sono appena stati pubblicati su Nature, e puntano ad un sostanziale pareggio: alla prova sul campo entrambi i modelli hanno raccolto qualche successo e diversi fallimenti, a dimostrare che probabilmente siamo ancora piuttosto lontani da un vera e credibile teoria scientifica della coscienza, ma anche che la ricerca nel campo รจ piรน viva che mai.
Una teoria cartesiana
La teoria dellโinformazione integrata รจ un modello proposto nel 2004 dal neuroscienziato italiano (da anni allโuniversitร del Wisconsin) Giulio Tononi, e descrive la coscienza come una proprietร intrinseca di un sistema che elabora informazioni integrandole in maniera unitaria (in unโesperienza, quindi, che รจ piรน complessa della somma delle sue parti). Nel cervello avviene tra gruppi di neuroni che si influenzano reciprocamente e integrano le informazioni da loro elaborate: il gruppo in cui il livello di integrazione (un parametro definito โPhiโ in questo modello) รจ massimo corrisponde al correlato neurale della coscienza.
La teoria nasce da unโoperazione di retro engineering, partendo cioรจ da unโanalisi di cosa la coscienza รจ, e andando poi a vedere quali caratteristiche deve avere un sistema fisico per realizzarla. Qualcuno ha definito questo approccio cartesiano, perchรฉ come Cartesio, anche i propositori dellโIit ritengono che la coscienza sia un fenomeno autoevidente, le cui caratteristiche vengono postulate sulla base dellโesperienza che ne facciamo. La teoria identifica cinque assiomi che dettagliano le caratteristiche della coscienza, e quindi cinque postulati che descrivono le proprietร che deve avere un sostrato fisico per generarle. Qualunque sistema con queste proprietร (cervello biologico o digitale, non importa), a detta dei suoi sostenitori, ha necessariamente una qualche forma di coscienza. E maggiore รจ lโintegrazione delle informazioni in questo sistema (la loro interdipendenza), maggiore sarร il suo livello di coscienza.
Un teatro mentale
Lโaltro contendente di punta per la spiegazione scientifica della coscienza รจ, lo dicevamo, la teoria dello spazio di lavoro globale, proposta dallo psicologo cognitivo olandese Bernard Baars nel 1988, e da allora adottata e arricchita da un folto gruppo di neuroscienziati di tutto il mondo. Alla sua base cโรจ lโidea che il cervello possieda contemporaneamente moltissimi moduli mentali capaci di elaborare in modo inconscio le informazioni che arrivano dallโambiente e da altre aree del cervello, e al contempo, una sorta di palcoscenico, o spazio di lavoro globale, in cui questi processi competono per diffondere i propri messaggi a tutti gli altri processi, e arrivare in questo modo alla coscienza.


