L’esercito israeliano ha ricevuto l’ordine di costruire un centro di detenzione mascherato da progetto umanitario per rinchiudere l’intera popolazione di Gaza. Il ministro della difesa Israel Katz ha annunciato il progetto durante un briefing con giornalisti israeliani e lo ha presentato come una “cittร umanitaria” da realizzare sui resti di Rafah, cittร della Striscia ridotta in macerie. Il piano รจ stato rivelato poche ore prima dell’arrivo del primo ministro Benjamin Netanyahu a Washington per incontrare il presidente statunitense Donald Trump e negoziare un possibile cessate il fuoco dopo 21 mesi di guerra.
Il progetto di Katz per l’internamento della popolazione
Il piano annunciato dal ministro della difesa israeliano si articola in fasi successive, come rivelato dal quotidiano israeliano Haaretz. La prima fase coinvolgerebbe 600mila palestinesi attualmente rifugiati nell’area costiera di al-Mawasi, una zona che Israele aveva designato come “sicura” durante l’offensiva militare. Questi sfollati verrebbero trasferiti in un nuovo insediamento costruito sui resti di Rafah, la cittร del sud della Striscia completamente distrutta dai bombardamenti israeliani. La seconda fase del progetto prevede l’estensione del trasferimento all’intera popolazione di Gaza, stimata in oltre 2 milioni di persone.
Secondo le dichiarazioni di Katz riportate da Haaretz, i palestinesi dovrebbero superare “controlli di sicurezza“ prima dell’ingresso nel campo e, una volta all’interno, non potrebbero piรน uscire. Le forze israeliane manterrebbero il controllo del perimetro dell’area. Il ministro ha inoltre precisato che i lavori potrebbero iniziare durante un eventuale cessate il fuoco e che Israele sta cercando paesi disposti ad accogliere i palestinesi in quello che ha definito โpiano di emigrazioneโ. Katz ha rivelato il progetto poco prima che Netanyahu partisse per Washington.
Durante la sua visita alla Casa Bianca, il premier israeliano ha dichiarato che Stati Uniti e Israele stanno collaborando con altri paesi per offrire ai palestinesi un “futuro migliore“, aggiungendo che chi vuole restare puรฒ rimanere, ma chi vuole andarsene dovrebbe poter partire. Netanyahu si trovava negli Stati Uniti per un colloquio con Trump, legato allโattacco lanciato lo scorso mese contro lโIran, a cui gli Stati Uniti hanno preso parte. Nel corso dellโincontro, Trump ha cercato di convincere il primo ministro israeliano ad accettare un nuovo accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, attualmente in fase di negoziazione. Durante la visita โ la terza di Netanyahu a Washington questโanno โ il premier ha inoltre annunciato di aver candidato Donald Trump al premio Nobel per la Pace.
Il piano Trump Riviera e il coinvolgimento di Tony Blair
Il piano presentato dal ministro israeliano Israel Katz non รจ lโunica proposta in circolazione sul futuro di Gaza: qualcuno ha effettivamente cercato di dare forma allโidea, lanciata da Donald Trump, di trasformare la Striscia in una โriviera del Medio Orienteโ. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, il piano, chiamato Great Trust, coinvolge anche il Tony Blair Institute for Global Change (Tbi), il think tank fondato dallโex primo ministro britannico, insieme alla societร di consulenza Boston consulting group (Bcg).
Al centro dell’iniziativa cโรจ la proposta di offrire un incentivo economico a circa mezzo milione di palestinesi affinchรฉ lascino volontariamente la Striscia, liberando spazio per 10 โmega progettiโ di sviluppo. Tra questi sono previste due autostrade intitolate a MBS e MBZ, in onore rispettivamente di Mohammed bin Salman, principe ereditario e primo ministro dellโArabia Saudita, e Mohammed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, oltre a una zona industriale dedicata a Elon Musk.
Lโistituto di Blair ha perรฒ respinto categoricamente le accuse di coinvolgimento diretto nella preparazione del progetto, definendolo esclusivamente un documento di Boston consulting group e negando qualsiasi contributo sostanziale ai contenuti. Tuttavia, secondo quanto riportato dal Financial Times, due membri dello staff del Tbi avrebbero partecipato alle chiamate di coordinamento durante lo sviluppo dellโiniziativa e sarebbero stati inclusi in un gruppo di messaggistica impiegato per definire le strategie operative. Inoltre, allโinterno di questo gruppo sarebbe stato condiviso un documento interno del Tbi, intitolato Gaza economic blueprint, che ha sollevato dubbi sul reale grado di coinvolgimento nel progetto del think tank inglese.


