Fisica dei tuffi: dagli agilissimi tuffatori olimpici alle improvvisazioni balneari sulle spiagge italiane, il tuffo in piscina rimane il re delle attivitĆ estive. Ma qual ĆØ il segretoāscientificoādietro alloĀ splashĀ perfetto? Non parliamo solo dei tuffi controllati e silenziosi valutati dalle giurie olimpiche, ma anche di quelli che danno il massimo spettacolo, per esempio nello stile Manu jump che recentemente dalla Nuova Zelanda ha conquistato anche lāinteresse la comunitĆ scientifica internazionale (ci arriveremo tra un attimo). Il tuffo, in effetti, ĆØ prima di tutto un affare scientifico, fatto di regole (anche) controintuitive su come generare la colonna dāacqua più alta e rumorosa (e fastidiosa) e di nuovi studi che hanno coinvolto la fluidodinamica avanzata e addirittura lāutilizzo di robot subacquei. Vediamo di capirci qualcosa in più.
La fisica dei tuffi, dal trampolino alla caduta libera
Il primo passo per comprendere la fisica dei tuffi ĆØ descrivere il movimento del corpo in caduta libera. Che siate su un trampolino olimpionico o a bordo piscina, scendete accelerando per effetto della gravitĆ : la velocitĆ raggiunta dipende solo dallāaltezza del salto e dalla costante gravitazionale terrestre. Un tuffatore che salta da 10 metri, per esempio, raggiunge circa 50km/h in appena 1,43 secondi: a queste velocitĆ , la collisione con lāacqua può essere sorprendentemente āduraā, se la superficie dāimpatto ĆØ estesa (come nel doloroso belly flop, o più volgarmente panciata), oppure sorprendentemente morbida se impattiamo con una piccola area, come fanno i professionisti entrando āa candelaā.
Lāarte maori del Manu, ovvero quando la fisica dĆ spettacolo
La vera āchiccaā, però, ĆØ quella che viene dal Manu jump, una tradizione delle comunitĆ MÄori e Pasifika in Nuova Zelanda, recentemente oggetto di uno studio pubblicato sulla rivista Interface Focus. Il perfetto Manu jump, in particolare, consiste in quattro fasi cruciali: una rincorsa con manovre aeree che portano il corpo in posizione a V (cioĆØ con le gambe e il busto che formano un angolo di circa 45°); un ingresso in acqua ādi sedereā; un rapido movimento subacqueo in cui il tuffatore si āespandeā, ruotando e scalciando sottāacqua per inglobare quanta più area possibile; il conseguente collasso della cavitĆ dāaria (pinch-off), che sprigiona (finalmente!) il getto verticale dāacqua detto Worthington jet, responsabile del vero spettacolo. Nel loro studio, i ricercatori hanno scoperto che il fattore cruciale ĆØ lāangolo di ingresso in acqua: la posizione a V ĆØ infatti quella che equilibra al meglio la creazione di una cavitĆ dāaria ampia ma profonda, il che amplifica la potenza del getto finale mantenendo, al contempo, margini di sicurezza per il tuffatore.


