Tutto questo ha contribuito ad una sofferenza territoriale di quelle Valli non da poco, ma nonostante le complicazioni e i ritardi, causati anche dal lockdown del 2020, già entro due anni gran parte del legname abbattuto, delle tempesta Vaia, fu esboscato e venduto, con progetti virtuosi che hanno puntato a sostenere le zone colpite e a recuperare il legname a terra, come il più grande edificio in legno d’Italia che si trova a Rovereto, destinato al social housing e costruito al 100% con il prezioso legno degli alberi caduti. La tempesta Vaia coinvolse 494 comuni di quattro regioni italiane (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) e la PEFC Italia, l’associazione che gestisce la Valutazione degli schemi di certificazione forestale, segnala che in provincia di Bolzano le operazioni si sono concluse con la raccolta di circa l’80% del legname; in Trentino è stato venduto oltre il 60% del legname (esboscato per l’80%); in Veneto oltre il 60% (esboscato per il 50%) e in Friuli Venezia Giulia più della metà del legname abbattuto è stato esboscato e venduto.
Cosa hanno in comune la tempesta Vaia, il bostrico e le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026?
Sicuramente l’intraprendenza e la resilienza di un territorio nell’utilizzare esclusivamente legno locale proveniente dalle foreste circostanti, per costruire anche le strutture che saranno protagoniste durante l’Olimpiade dal 6 al 22 febbraio, e le Paralimpiadi dal 6 al 15 marzo 2026. Nella Val di Fiemme ci sono luoghi storici come lo Stadio del Fondo, a Lago di Tesero e del Salto a Predazzo, che saranno Host Venue per le discipline nordiche (Sci di Fondo, Combinata Nordica, Salto Speciale) oltre che per le Paralimpiadi di fondo e biathlon, e in questi luoghi è stata presa la decisione di “puntare” sui propri alberi, dettaglio non scontato, poiché il legno sarebbe potuto provenire dall’Austria o dalla Germania. “Lo stesso Stadio del Fondo, vero e proprio polo e centro di raccolta del territorio – dichiara l’architetto delle Stadio del Fondo, Marco Giovinazzi – si è deciso di ristrutturarlo per donargli una nuova seconda vita con una tamponatura realizzata in pannelli di legno XLAM, che altro non sono che tavole di legno massiccio a strati incrociati, con legno che proviene anche dai boschi martoriati dal bostrico”. La scelta guidata dalla governance Comunale, e dall’applicazione dei criteri ambientali minimi, mira proprio a valorizzare le filiere corte e le risorse regionali: il famoso km zero impiegato alla sostenibilità edilizia dove il legno dei boschi limitrofi, certificato PEFC, viene lavorato direttamente in loco, nella segheria della Magnifica Comunità di Fiemme Azienda Segagione Legnami S.p.a, per poi essere trasformato in pannelli utili all’edilizia. Questa visione politica, rappresenta il cuore della scelta ambientale, e unisce tecniche costruttive a basso impatto con materiali sostenibili per dare un valore aggiunto al territorio, riutilizzando soprattutto anche il legno di quelle zone così martoriate a lungo. Lo Stadio del Fondo, del Lago di Tesero, è stato concepito proprio con un uso intelligente delle risorse locali, costruendo spogliatoi e cabine dimensionate per l’uso annuale della Val di Fiemme, oltre al nuovo ingresso per gli atleti stile gladiatori romani con la scalinata che dal terreno sbuca direttamente nell’arena, con l’aggiunta di allestimenti temporanei (come le tamponature in XLAM) solo per le Olimpiadi, trasformando una vecchia struttura obsoleta in un centro sportivo estremamente utile per la Comunità, soprattutto futura, evitando l’effetto cattedrale nel deserto. La realizzazione di questa struttura non è prettamente Olimpica, ma una dimensione che consente l’utilizzo annuale per tutta la Val di Fiemme, con l’aggiunta appunto di cabine temporanee proprio durante i giochi per evitare di costruire delle strutture più grandi dell’utilizzo che verrà fatto in futuro dell’area sportiva.
Costruire con il legno in pochissimo tempo è realtà
Oltre allo Stadio del Fondo, sempre inerenti i Giochi Invernali 2026, sono stati realizzati due villaggi Olimpici, uno a Milano, che poi diventerà uno studentato, realizzato nei tamponamenti con pannelli in Xlam Dolomiti e uno a Predazzo, che poi si trasformerà in centro di formazione per la Guardia di Finanza ed entrambi sono stati costruiti con legno sostenibile e certificato PEFC, ma soprattutto l’impiego del legno in progetti con scadenze molto strette come questi è l’esempio lampante della sua efficienza, velocità di costruzione e della possibilità di riutilizzo, aspetto cruciale per ridurre i costi di demolizione e smaltimento. La stessa Xlam Dolomiti ha brevettato una procedura di utilizzo di un manipolatore che ha permesso grande rapidità di installazione con consegna anticipata del lavoro sul villaggio Olimpico. Proprio su questi villaggi sono stati utilizzati i manipolatori Xlam che sono dei dispositivi progettati per la movimentazione e l’installazione rapida e sicura dei pannelli strutturali in legno: questo manipolatore ottimizza i tempi di posa, riduce i costi e aumenta la sicurezza degli operatori. Un suo applicativo, inoltre, permette anche lo smontaggio di edifici per garantirne il totale riuso, in questo modo si garantisce la reale circolarità dei materiali utilizzati che altrimenti diventerebbero rifiuti speciali o avrebbero come alternativa essere frantumati e incollati nuovamente in nuove tavole o compensati. Inoltre ricordiamo che il legno è un materiale che funziona da carbon sink, capace di immagazzinare CO2 per l’intera vita utile dell’edificio diventando così un “magazzino di carbonio”, contribuendo agli obiettivi del Green Deal europeo e alle nuove direttive sulla riqualificazione edilizia. Le pratiche di economia circolare, già diffuse nel settore, rafforzano questo valore: strutture modulari e reversibili, facili da smontare e riciclare, permettono di estendere la vita utile dell’opera e ridurre al minimo l’impatto ambientale. La certificazione PEFC assicura che questo processo avvenga in maniera etica e tracciabile, conferendo al comparto edilizio anche una funzione positiva per il clima: non più un settore emissivo, ma una filiera capace di generare benefici ambientali concreti.

