La convivenza con gli orsi, sappiamo, può essere molto difficile. Anche quando gli animali non si mostrino aggressivi. Ma la loro indole, scritta anche nei geni, può influenzare la loro possibilità di sopravvivenza, con pro e contro. Lo scrive oggi un team di ricercatori in larga parte italiano sulle pagine di Molecular Biology and Evolution dopo aver analizzato i dati di sequenziamento di diversi orsi bruni tra Italia e Slovacchia, concentrandosi sulle caratteristiche uniche di una popolazione in particolare: quella degli orsi marsicani del centro Italia.
Nel nostro paese l’orso bruno è presente al Nord sulle Alpi e sull’Appennino in centro Italia, con popolazioni marcatamente distinte. In particolare, ricordano gli autori in apertura del loro articolo, l’orso bruno marsicano – di cui oggi si contano circa una cinquantina di esemplari – si è separato dagli orsi bruni europei circa 2-3000 anni fa, rimanendo isolato per almeno 1500 anni, in buona parte per gli effetti di disturbo creati dall’essere umano (per esempio attraverso la distruzione dei boschi). Gli orsi marsicani inoltre convivono da tempo con l’uomo, non senza rischi, al punto che, ricorda il Wwf questa popolazione è classificata come specie in pericolo critico di estinzione. Ma oltre tutto questo, inoltre, gli orsi dell’Appennino si differenziano dagli altri anche per un aspetto del tutto particolare: hanno una ridotta diversità genetica, sono più piccoli, hanno un cranio diverso (più allargato) e sono mediamente meno aggressivi. Perché? Qual è stato il contributo umano nel plasmare le caratteristiche di questa popolazione?
Il nuovo studio sugli orsi marsicani
I ricercatori guidati da Andrea Benazzo dell’Università di Ferrara hanno cercato di rispondere a queste domande. Per farlo, come accennato, hanno analizzato il genoma di alcuni esemplari, come Lauretta, l’orsa del Centro Visite del Parco a Pescasseroli (morta alla fine del 2019) e di altri esemplari dell’Appennino, insieme ad alcuni della Slovacchia. Tra le varianti genetiche più caratteristiche di questa popolazione isolata i ricercatori pongono l’accento sulla diffusione di alcune ricollegabili al funzionamento del cervello e in generale sul comportamento, confermando alcune osservazioni precedenti circa l’influenza della coesistenza con l’essere umano nel plasmare l’indole degli orsi marsicani.
Nello specifico, si legge nell’articolo: “I nostri dati supportano l’ipotesi proposta da diversi autori per le popolazioni selvatiche catturate, ovvero che gli orsi più aggressivi siano stati eliminati, favorendo la diffusione di varianti genetiche associate alla ridotta aggressività. Pertanto, la popolazione umana avrebbe esercitato una pressione selettiva involontaria sugli orsi marsicani dell’Appennino che ha portato a un cambiamento adattativo evolutivo”. Una osservazione che, proseguono gli esperti, non solo contribuisce a spiegare l’unicità della popolazione oggi, ma che debba essere considerata anche in futuro, per eventuali politiche di conservazione (anche alla luce della ridotta variabilità genetica). Vale a dire: sarà necessario considerare attentamente anche l’indole dell’animale. Quando infatti nell’ambiente condiviso tra umani e fauna selvatica rimangono animali più docili, concludono Benazzo e colleghi, la coesistenza potrebbe essere più facile. Condizionale obbligatorio guardando al passato.


