L’industria delle criptovalute esplora nuove strade per aumentare il proprio giro d’affari. Come i prestiti garantiti da bitcoin. La custodia e il trading dei token in futuro possono non bastare a sostenere un mercato sempre più grande e si rubano idee alla finanza tradizionale per valorizzare gli investimenti fatti negli anni di volatilità e prezzi stracciati. Spuntano così i pionieri dei prestiti garantiti da criptovalute, una nicchia di mercato che promette rendimenti elevati in poco tempo: spie che indicano l’alta rischiosità di un trend emergente che merita di essere raccontato.
Tecnicamente si tratta di Lombard loan, ovvero prestiti erogati in cambio del pegno di un’attività finanziaria. Nel mondo tradizionale si ipotecano titoli azionari per ottenere liquidità; nell’ecosistema cripto a farla da padrone sono i bitcoin che vengono posti a garanzia di una linea di credito.
In Italia l’apripista è CheckSig, società fondata da Ferdinando Ametrano, Paolo Mazzocchi e Michele Mandelli. La piattaforma non gioca il ruolo dell’intermediario né presta denaro, ma svolge il servizio di custodia: conserva in modo sicuro le cripto messe a garanzia del prestito, su richiesta di chi presta e di chi incassa. Il primo prestito garantito da criptovalute è stato chiuso a marzo: “In meno di un anno ci è stato richiesto di fornire il servizio di custodia di garanzie per 13 operazioni, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro”, racconta Ametrano nel corso di un incontro con la stampa. Piccole cifre rispetto a quelle erogate dalla finanza tradizionale, ma il mercato in Italia può essere promettente e superare i 100 milioni di euro di prestiti staccati l’anno.
Come funzionano i prestiti garantiti da cripto
I motivi di così tanta fiducia sono piuttosto semplici. Le banche tradizionali non offrono questi servizi e visto lo spirito corsaro dell’iniziativa le operazioni tra privati risultano essere molto care per chi è alla ricerca di liquidità e altrettanto convenienti per chi finanzia il prestito in cambio dei bitcoin in custodia. “I tassi che abbiamo osservato finora sono alti, anche al 9-12%, e la scadenza piuttosto ravvicinata: non si va oltre 1-2 anni”, dettaglia il fondatore della piattaforma. Cifre enormi in un periodo storico in cui il tasso medio dei prestiti alle imprese è al 3,33% mentre quello per l’acquisto della prima casa è al 3,25% con un orizzonte temporale trentennale.
Ma questi numeri raccontano una realtà parziale e se si mettono in fila tutti gli elementi l’operazione può risultare interessante anche per chi alla fine è costretto a pagare fior di interessi. “Se chi è alla ricerca di liquidità euro dovesse vendere parte del patrimonio bitcoin e cripto, si ritroverebbe a pagare la tassa del 26% sulla plusvalenza e, soprattutto, perderebbe il percepito potenziale di apprezzamento di quel patrimonio”, spiega Ametrano. “Con il prestito, invece, deve solo darlo in garanzia per ottenere la liquidità euro necessaria, senza generare plusvalenze e senza rinunciare ai bitcoin accumulati negli anni”.

