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Perché i romanzi di Jane Austen commuovono ed emozionano le lettrici (e i lettori) dopo oltre due secoli dalla sua nascita

di webmaster | Dic 16, 2025 | Tecnologia


Siamo tutte innamorate di Mr Darcy, nato dalla penna di Jane Austen. E non potrebbe essere altrimenti. Alto, bello, nobile nel portamento, terribilmente ricco, apparentemente scostante ma profondamente buono, sincero, capace di sacrificarsi per proteggere le persone che ama. Solo una donna straordinaria poteva scrivere e raccontare un personaggio così. Una donna che ha cambiato le regole della letteratura femminile per sempre: tanto che oggi, a 250 anni dalla nascita noi “ragazze” ancora siamo pronte a piangere e a ridere sui suoi libri. Jane Austen è nata il 16 dicembre del 1775 e ha iniziato a scrivere quando aveva 12 anni: già i primi racconti, le prime bozze di quelli che sarebbero diventati i suoi capolavori avevano protagoniste femminili. Donne, ragazze in cui ancora oggi le lettrici possono immedesimarsi. Così protagonista di Orgoglio e pregiudizio, il suo romanzo forse più famoso, non è il signor Darcy, ma Elizabeth Bennet. Noi tutte amiamo Darcy, lo amiamo perché è la proiezione di un ideale di uomo come difficilmente se ne possono incontrare nel mondo reale, e soprattutto lo amiamo attraverso gli occhi di Lizzy: la più celebre tra le eroine scritte dalla Austen, la più amata, la più complessa, la più attuale, lontana dallo stereotipo allora dominante di ragazza in cerca di marito. Ed è lei stessa a descriversi, parlando proprio con Darcy che confessa di averla ammirata fin da subito per la “vivacità della sua intelligenza”. “Puoi anche chiamarla impertinenza. – risponde Elizabeth – Era poco meno. Il fatto è che eri stufo di cortesie, di deferenza, di attenzioni invadenti. Eri nauseato da donne che parlavano, si comportavano, pensavano solo in funzione della tua approvazione. Ho suscitato il tuo interesse perché ero così diversa da loro. Se non fossi stato davvero amabile, mi avresti odiata per questo”.

Lizzy e le altre

Le signorine Bennet sono cinque, ognuna con il suo carattere, le sue virtù e i suo difetti, dalla bella e buona Jane fino alla svampita Lydia. Accanto a loro la mamma con i suoi “poveri nervi” e l’ansia perenne di vedere le figlie sistemate con un buon partito. Del resto all’epoca un matrimonio conveniente dal punto di vista economico e sociale era l’unico modo perché una ragazza acquistasse sicurezza. Un punto di vista sottolineato dall’autrice già all’inizio del romanzo, ovviamente non senza ironia: “È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un buon patrimonio debba necessariamente cercare una moglie”.  L’enunciato è presentato al contrario: lo scapolo deve cercare moglie, ne deriva che tutte le signorine della zona al suo comparire sono prese dalla frenesia di farsi conoscere. Che sia per necessità di assicurarsi protezione e benessere o per amore romantico, il matrimonio è comunque il fine e la fine di tutti gli intrecci disegnati dalla Austen, che accompagna le sue eroine mentre vivono queste vicende. Marianne e Elinor, i due volti di Ragione e sentimento, una seria e razionale, l’altra impulsiva e civetta; Emma, con la sua mania per organizzare fidanzamenti alle amiche; Catherine, che nell’Abbazia di Northanger sogna a occhi aperti persa nella trama di romanzi gotici. Tutte loro, come le sorelle Bennet, sono impegnate a costruire la loro vita futura.

Femminista o femminile?

Con queste premesse il termine femminismo viene subito in mente, pronto da associare agli scritti della Austen. Ma al di là di ogni considerazione su quanto sia anacronistico questo accostamento, non va dimenticato che nelle sue storie la scrittrice non porta avanti ideologie, non prende posizioni politiche, non cerca di affermare diritti. Semplicemente fotografa la realtà dell’epoca: il suo sguardo si sofferma sulla volontà individuale di trovare una propria strada nella vita, lasciando forse per la prima volta emergere il carattere, i sogni, le passioni, le aspettative e i difetti non di una categoria ma di singole donne. Il termine protagonista è finalmente declinato al femminile: qui è la forza dei suoi libri. La Austen, non i suoi personaggi, è il simbolo di un riscatto delle donne: è lei ad affermare se stessa e il suo genio femminile in un mondo maschile prima ancora che maschilista. È in questa poesia della realtà che risiede l’attualità di una scrittrice che è stata capace di parlare ai suoi contemporanei così come ai lettori dei secoli successivi. Scrive Virginia Woolf: “Non c’è tragedia, non c’è eroismo. Ma, per qualche ragione, la piccola scena ci sta commuovendo in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua apparenza compassata”. Piccole cose quotidiane che ancora oggi ci aprono il cuore, che portano le “ragazze” di oggi a immedesimarsi in personaggi scritti in un’epoca lontana per mille ragioni.

E i maschi?

Protagoniste femminili, dunque, ma sarebbe sbagliato pensare che gli uomini nei romanzi di Jane Austen siano solo personaggi secondari, affascinanti gentiluomini che si muovono sullo sfondo delle vicende narrate senza uno spessore tridimensionale. In realtà Darcy e gli altri tracciano un contrappunto indispensabile a far emergere a pieno le caratteristiche e le vicende delle eroine: il saggio Mr Knightley affianca la vivace, ingenua ed emotiva Emma, il gentile e malinconico colonnello Brandon è la controparte dell’emotiva e sentimentale Marianne, il colto e ironico Tilney è l’opposto che attrae la sognante Catherine. Viceversa, Bingley è l’anima gemella in tutto e per tutto della dolce e buona Jane Bennet: la sua sorridente presenza sembra piuttosto far risaltare la austera figura del suo migliore amico, il signor Darcy. E a Darcy ritorniamo: “Mr. Darcy, attirò subito l’attenzione della sala per la figura alta e raffinata, i bei lineamenti e il portamento nobile, e la voce, che passò di bocca in bocca nel giro di cinque minuti dal suo ingresso, della sua rendita di diecimila sterline l’anno. I signori lo giudicarono un uomo dall’aspetto raffinato, le signore proclamarono che era molto più attraente di Mr Bingley”. Forse se le lettrici della Austen hanno imparato da Lizzy Bennet l’indipendenza, la testardaggine, la forza del carattere, la fiducia nella propria intelligenza, ma anche nel vero amore, i lettori di oggi dovrebbero imparare da Darcy l’eleganza, la discrezione, la capacità di essere gentiluomini non solo nella forma ma anche nei fatti. Certo che, oggi come allora, una cospicua rendita è un fattore che può spostare notevolmente gli equilibri in un corteggiamento. E sposare il signor Darcy è sempre una buona idea.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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