Il caso è freschissimo e molto indicativo delle potenzialità e limiti dell’intelligenza artificiale in campo pubblicitario: un noto brand globale, nei Paesi Bassi, ha dovuto ritirare uno spot che, oltre a rappresentare Natale come il momento peggiore dell’anno, faceva un uso non all’altezza della tecnologia suscitando seri dubbi nel pubblico.
Secondo quanto riporta la BBC, citando una dichiarazione ottenuta dalla divisione nazionale del marchio, “questo momento rappresenta un’importante lezione mentre esploriamo l’uso efficace dell’intelligenza artificiale”.
Strano destino quello dei protagonisti delle industrie creative, pubblicità compresa: dopo anni passati a sentire che l’artificial intelligence avrebbe soprattutto impattato sulle categorie con mansioni routinarie e sui colletti bianchi, stanno fronteggiando una rivoluzione che rimodella tempi, modi e scopi della professione. Il concept tanto spesso propagandato per cui ci si può dedicare ad attività ad altro valore aggiunto mentre la tecnologia si occupa dell’efficienza operativa, in questo caso, regge meno o sembra creare un forte cortocircuito. Chiaro che la creatività e il guizzo restino ancora un’esperienza molto umana ma quante figure professionali servono laddove si dispone di strumenti nuovi, performanti e time-saving?
Lecito chiedersi quale possa essere il punto di incontro tra esigenze diverse, come la tutela dello human touch e il bisogno legittimo delle aziende del comparto di innovare e integrare strumenti che contribuiscono alla creazione di valore ben oltre il perimetro del marketing. Se nelle agenzie cambiano i ruoli e i budget, cosa succede ai brand: cosa vogliono comunicare e in che modo? Riusciranno a essere ancora rilevanti nel discorso culturale o finiranno impantanati nelle maglie dell’AI slop, che infastidisce incredibilmente anche il pubblico più cinico?
Per rispondere a queste domande, abbiamo colto l’occasione del 40esimo compleanno dell’ADCI, l’Art Directors Club Italiano, l’associazione culturale che riunisce i migliori professionisti nel campo della comunicazione pubblicitaria. Wired ha intervistato Stefania Siani, Presidente ADCI (è anche Ceo e Cco di Serviceplan Italia): una carriera di lungo corso partita come copywriter, l’ha portata ad aggiudicarsi prestigiosi premi e a contribuire al linguaggio di marchi di livello mondiale e nazionale. Inoltre, ha fondato il Premio Equal nel 2017, che premia e riconosce l’impegno di realtà in grado di realizzare contenuti inclusivi che superano ogni tipo di discriminazione.
Quarant’anni sono l’occasione perfetta per un bilancio: quale potrebbe essere quello più onesto, autentico, per ADCI?
Siamo diventati grandi. A quarant’anni, proprio come nei percorsi di vita, si diventa ciò che si è.
Li festeggeremo guardando al futuro con la presentazione di un atteso documentario “Scintille”(il 19 dicembre a Milano, ndr), il quale pone una domanda semplice: “Quale sarà il futuro delle idee?”. Un progetto scritto da Giuseppe Mastromatteo anche Vicepresidente di ADCI, Sergio Rodriguez, Giovanni Calori e Alessandro Merletti De Palo.


