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Data center, la fabbrica nel Veneto che vuole ribaltare il paradigma

di webmaster | Gen 8, 2026 | Tecnologia


Le radici di tutto ciò risalgono al 1964, quando l’ingegnere Claudio Rossi fondò Hiross, pioniera nei sistemi di condizionamento di precisione che creò un vero distretto del “freddo nel Veneto, tra i più importanti d’Europa. Acquisita nel 1998 da Emerson Electric e trasformata nel 2017 nello spin-off Vertiv, oggi il sito di Piove di Sacco – insieme a quello di Bologna – è il principale polo tecnologico italiano dell’azienda e un riferimento europeo per soluzioni “grid-to-chip” che integrano alimentazione, raffreddamento e controllo. Da qui nascono i moduli prefabbricati destinati alle AI Factory di nuova generazione: ambienti di calcolo su scala gigawatt che riducono fino al 50% i tempi di implementazione.

L’AI accelera la sfida e la soluzione

L’intelligenza artificiale sta divorando energia a ritmi mai visti: Goldman Sachs prevede un +165% della domanda dei data center entro il 2030. Le infrastrutture legacy, sono o sono destinate a diventare presto obsolete. “Il problema è la velocità con cui l’AI sta scalando – dice Andrea Ferro, Vp Power and It Systems Emea di Vertiv – Non basta scalare l’esistente: bisogna ripensare la distribuzione della potenza e la gestione termica, con sistemi che superano i limiti dell’utilizzo di aria”. Ma è proprio qui che arriva il ribaltamento: il liquid cooling non serve solo a gestire il calore estremo, ma anche a renderlo riutilizzabile. Le gpu ai operano a temperature più alte; l’acqua di ritorno dai server arriva a 50-65°C – perfetta per il recupero senza pompe di calore extra.

Prove di calore circolare

Marta Abbà

Secondo Vertiv, i data center consumano circa il 3% dell’energia globale, meno di alcune industrie tradizionali e possono diventare un driver green. “Le nostre tecnologie rendono il liquid cooling un abilitatore di economia circolare afferma Maistro – L’acqua calda di ritorno può essere catturata e riutilizzata, trasformando lo scarto in risorsa”. Cita l’esempio di Brescia, dove A2A e Qarnot hanno inaugurato un data center liquid-cooled che recupera calore per il teleriscaldamento, soddisfacendo il fabbisogno di oltre 1.350 appartamenti ed evitando 3.500 tonnellate di CO₂ l’anno. Ricorda anche il data center Avalon 3 di Retelit che a Milano alimenta la rete A2A con calore recuperato, servendo migliaia di famiglie.

Nel nuovo panorama in fase di definizione, Vertiv mira a fare in modo che “il data center del futuro non sia solo un nodo digitale, ma un attore attivo dell’ecosistema energetico locale” spiega Maistro. E, dato che il calcolo si sta spostando sempre di più verso l’edge AI (mercato da 20,78 miliardi di dollari nel 2024 a 66,47 nel 2030), sarò sempre più necessario garantire potenza in siti remoti e monitoraggio a distanza. Alle sfide già note, si aggiunge quindi anche quella di allineare le ubicazioni con infrastrutture energetiche. Il futuro resta incerto e in continua evoluzione, ma nella pianura veneta si continuano a progettare pezzi di un futuro inevitabilmente AI based cercando di non farsi cogliere impreparati.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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