Sperimentando visori e algoritmi, c’è chi sta progettando mondi che non esistono, trasformando l’impossibile in futura esperienza. Non è l’ennesima truffa digitale ma una finzione dichiarata, è il futuro dell’intrattenimento. Nella quattordicesima puntata di Grande Giove due suoi protagonisti si raccontano e raccontano i progetti e le visioni che li stanno impegnando in questi mesi. Michele Ghedina, Ceo e founder di Vitruvian Virtual Reality, ha fatto della realtà virtuale il proprio campo di gioco, creando esperienze immersive che portano gli utenti in dimensioni parallele. Riccardo Acciarino, Ceo e co-founder di Oovie Studios ha scommesso sull’intelligenza artificiale applicata all’intrattenimento, ridefinendo il modo in cui consumiamo e creiamo contenuti. Dietro a entrambi i percorsi ci sono visioni audaci, fallimenti superati e la convinzione che innovazioni ancora considerate di nicchia diventeranno presto mainstream. Ascoltando le loro storie, emerge un panorama fatto di sfide tecniche e opportunità creative che stanno definendo come tra qualche anno ci divertiremo. Se lo vorremo.
Tecnologia & empatia: un duetto che spacca
Uno degli elementi che più salta all’occhio nei racconti di Acciarino e Ghedina è il potente ruolo giocato dalle tecnologie e la varietà di modi in cui possono combinarsi tra loro. Realtà virtuale (rv), realtà aumentata e intelligenza artificiale sono spesso le principali protagoniste e condividono un obiettivo comune: ampliare le possibilità dell’esperienza umana. In che senso? In tanti.
Ghedina con i suoi progetti mostra come la vr non sia solo un gadget per videogiochi, ma uno strumento capace di generare empatia, di formare professionisti in ambienti sicuri, di far vivere emozioni altrimenti inaccessibili. Acciarino, dal canto suo, conferma come l’ia stia democratizzando la produzione di contenuti, permettendo a chiunque abbia un’idea di trasformarla in realtà senza bisogno di budget hollywoodiani o competenze tecniche avanzate. Entrambi concordano però che la tecnologia da sola non basta: servono empatia e sensibilità umana per comprendere il pubblico e i suoi bisogni, e nessun algoritmo li può replicare. La vera innovazione nasce quando il codice incontra la creatività e l’utente dimentica di indossare un visore o di interagire con un’intelligenza artificiale perché completamente immerso nell’esperienza.
Le sfide che entrambi affrontano sono molteplici e spesso sottovalutate da chi osserva questi settori dall’esterno. Ci sono ancora limitazioni hardware, i costi di sviluppo possono essere elevati e esiste ancora la necessità di educare il mercato su tecnologie percepite ancora come futuristiche o troppo complesse. E poi non mancano le resistenze culturali verso l’intelligenza artificiale, i timori legati alla sostituzione del lavoro creativo umano, la difficoltà di bilanciare automazione e autenticità.

