Bloomberg ha inoltre riportato che Gemini verrà eseguito sui server di Private Cloud Compute di Apple, “garantendo che i dati degli utenti restino separati dall’infrastruttura di Google”. Allo stesso tempo, Apple continuerebbe a lavorare per migliorare i propri modelli linguistici proprietari, con l’obiettivo di poterli utilizzare in futuro al posto di soluzioni di terze parti.
Una collaborazione che va oltre la concorrenza
Nonostante la competizione diretta tra l’ecosistema iPhone di Apple e Android di Google, le due aziende continuano a collaborare su diversi fronti. Google ha infatti versato ad Apple miliardi di dollari per restare il motore di ricerca predefinito di Safari su iOS, iPadOS e macOS, anche se l’accordo è finito negli ultimi anni sempre più nel mirino delle autorità di regolamentazione.
L’annuncio di Apple rappresenta un colpo per OpenAI e per le numerose versioni di ChatGPT già utilizzate dall’azienda anche in altre parti di iOS e macOS. Secondo Bloomberg, prima di scegliere Gemini Apple avrebbe testato sia ChatGPT, sia i modelli Claude di Anthropic. Nei test condotti da Ars Technica con versioni precedenti dei modelli, ChatGPT aveva ottenuto risultati migliori rispetto a Gemini. Da allora, però, i modelli di Google sembrano essere migliorati in modo significativo e aver accumulato una base di utenti sufficiente da iniziare a preoccupare OpenAI. A dicembre del 2025 l’amministratore delegato Sam Altman ha parlato di “codice rosso” e ha rinviato diverse funzionalità previste di ChatGPT, per consentire all’azienda di rispondere con maggiore efficacia al rilascio di Gemini 3 da parte di Google.
In origine, Apple aveva promesso una versione potenziata di Siri basata sull’AI già con l’uscita di iOS 18 nel 2024, ma la funzione è stata poi rinviata perché non abbastanza affidabile. La nuova versione dell’assistente vocale dovrebbe ora arrivare più avanti nel corso dell’anno, con un aggiornamento di iOS 26, iPadOS 26 e macOS 26 Tahoe.
Questo articolo è apparso originariamente su Ars Technica.

