1,47, è il numero del report di Copernicus sul clima del 2025. Di tanto è stato infatti l’aumento della temperatura media globale in gradi Celsius rispetto al periodo preindustriale (1850-1900). La temperatura ha quindi raggiunto i 14,97°C. Per questo il report Global Climate Highlights 2025, dedicato alla crisi climatica e pubblicato dall’agenzia europea Copernicus, ha definito il 2025 il terzo anno più caldo da che vengono raccolti i dati. Lo stesso documento conferma come il 2025 sia stato l’undicesimo anno di fila in cui si è registrata una temperatura superiore di almeno un grado rispetto alla media.
Il riscaldamento globale nel 2025
L’andamento recente delle temperature
Il titolo di anno più caldo resta, per ora, in capo al 2024, che registrò un aumento della temperatura media superiore di 1,59°C rispetto alla media 1850-1900, mentre nel 2023 l’incremento fu pari a 1,48°C. Il risultato, si legge nella nota che ha accompagnato il rilascio del report di Copernicus sul clima, è che “le temperature globali degli ultimi tre anni sono state in media superiori di oltre 1,5°C rispetto al livello preindustriale (1850-1900). È la prima volta che un periodo di tre anni supera questo limite”.
Limite, va detto, che coincide con l’obiettivo di contenimento dell’incremento delle temperature suggerito dall’Accordo di Parigi del 2015 (“ben al di sotto dei 2 gradi”). Tanto che, fa notare sempre Copernicus, “sulla base dell’attuale tasso di riscaldamento, il limite di 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi per il riscaldamento globale a lungo termine potrebbe essere raggiunto entro la fine di questo decennio, oltre un decennio in anticipo rispetto a quanto previsto in base al tasso di riscaldamento al momento della firma dell’accordo”.
Come si vede dal grafico qui sopra, a partire dal 2015 l’anomalia nelle temperature medie ha superato stabilmente il valore di 1°C rispetto al periodo preindustriale. Un inasprirsi della crisi climatica che ha portato fino agli aumenti registrati nell’ultimo triennio. Di più: l’intero 2025 ha registrato temperature medie superiori ad 1°C rispetto alla media.
Il mese di gennaio dello scorso anno è stato il gennaio più caldo mai registrato, marzo, aprile e maggio i secondi più caldi. Con le sole eccezioni di febbraio e dicembre, ogni mese del 2025 è stato più caldo rispetto al mese corrispondente di qualsiasi anno precedente al 2023.
Qual è la situazione ai poli
Uno degli effetti della crisi climatica riguarda la fusione dei ghiacci marini. Nel mese di febbraio 2025, “la copertura combinata di ghiaccio marino di entrambi i poli è scesa al valore più basso almeno dall’inizio delle osservazioni satellitari alla fine degli anni Settanta”. Questa la situazione relativa ai ghiacci artici:
La linea rossa indica i valori di estensione dei ghiacci artici marini registrata nel corso dello scorso anno, quella nera indica i valori mediani del periodo 1991-2020. “Nell’Artide, l’estensione mensile del ghiaccio marino è stata la più bassa mai registrata per il periodo dell’anno a gennaio, febbraio, marzo e dicembre, e la seconda più bassa a giugno e ottobre. Marzo ha segnato il minimo annuale più basso mai registrato”.
Il grafico funziona in maniera analoga al precedente. Rispetto ai dati, Copernicus precisa che “in Antartide l’estensione mensile ha raggiunto il quarto valore minimo annuale a febbraio e il terzo valore massimo annuale più basso a settembre”.
Lo stress da calore, lo vive mezzo mondo
Altro aspetto della crisi climatica è lo stress da calore, riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come la principale causa di morte legata alle condizioni meteorologiche. Si parla di stress da calore quando la temperatura percepita è pari o superiore ai 32°C. E nel 2025 metà della superficie terrestre ha registrato un numero di giorni con forte stress da calore superiore alla media.
Ogni punto sulla mappa rappresenta un quadrato di 25 chilometri per lato. Con la sola eccezione di alcuni punti lungo l’arco alpino e di un’area tra le provincie di Trapani e Agrigento, in Sicilia, tutta l’Italia ha registrato un aumento nel numero di giorni di stress da calore rispetto alla media del periodo 1991-2020.
Com’è aumentata la temperatura media in Italia
I dati forniti da Copernicus consentono anche di fare un focus relativo alle anomalie nelle temperature registrate a livello italiano, sempre considerando celle da 25 chilometri per lato. L’agenzia distribuisce i valori di queste anomalie in sette categorie basate su fasce, che variano dal più freddo mai registrato al più caldo mai registrato. Questo il quadro relativo al 2025 in Italia:
Il sud della Sardegna, intorno a Cagliari, la zona di Trapani e l’Alto Verbano, in Piemonte: sono queste le zone del paese che nel 2025 hanno registrato il più grande aumento della temperatura media annua mai riscontrato. Gli incrementi sono comunque stati significativi per il resto del paese, con alcune eccezioni in pianura padana: tra le provincie di Asti e Cuneo e tra quelle di Modena, Bologna, Ferrara e Ravenna ci sono zone in cui la temperatura media annua è rimasta nella media. E anche due celle, in Romagna, dove il 2025 è stato più fresco della norma. Si tratta, però, purtroppo solo di eccezioni alla regola.
Per l’estrazione dei dati e la traduzione di alcune parti del report è stato utilizzato Claude Opus 4.5


