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A Knight of the Seven Kingdoms ricorda il piccolo cult che è stato Il destino di un cavaliere, ma non è solo per questo che la amerete

di webmaster | Gen 16, 2026 | Tecnologia


Quella di A Knight of the Seven Kingdoms è un’altra Westeros, l’alternativa ideale a chi è un po’ stanco del dark fantasy “grandioso” che parla di avide dinastie reali, di guerre infinite e furibonde, di profezie inevitabili e nefasta magia nera. Lo show condivide lo stesso universo dei predecessori, tremendo, spietato e spaventoso, ma prende tutt’altra strada, focalizzandosi su un ritaglio di realtà meno oscuro e pessimista. Un indizio arriva già nei primi minuti della serie, con una scena che si sofferma, sgradevolmente ma ilarmente, sui movimenti intestinali del suo protagonista, un ragazzone gigantesco interpretato dall’ex giocatore di rugby irlandese Peter Claffey: la colonna sonora che echeggia evocando i temi altisonanti di Il trono di spade e di House of the Dragon viene sovrastata dalle evacuazioni violente di Dunk, un modo originale per prendere le distanze da questi avvalendosi di un atteggiamento vagamente dissacratorio.

Al contempo, introduce in modo bizzarro il suo protagonista: “La serie non parla di uomini che fanno la storia, parla di un personaggio che non ha ancora fatto niente della sua vita ma sente la chiamata alla grandezza’ha spiegato il creatore e showrunner Ira Parker, “Dunk si trova a un bivio, sta raccogliendo la spada del suo maestro, un cavaliere errante. Nella sua testa sente le note di Il trono di spade ma la musica è più semplice, non è la stessa grande, orchestrale, eroica colonna sonora, perché lui non è ancora un eroe. All’improvviso, quando pensa a quanto sarà arduo il compito che lo attende, si innervosisce. Si sente male. Si ritrova accovacciato dietro un albero in una posizione molto poco eroica, a ricordargli chi è in quel momento”. Quando lo conosciamo, Duncan “Dunk” l’Alto è solo un giovanotto di due metri, ingenuo e impacciato. Rimasto solo – il signore che lo aveva salvato dall’indigenza facendone il suo scudiero, Ser Arlan di Pennytree (Danny Webb) è morto all’improvviso – non sa come continuare la sua vita: sa solo che vuole, a tutti i costi, diventare un cavaliere. Come il William Thatcher/Heath Ledger in Il destino di un cavaliere (A Knight’s Tale), finge di essere stato ordinato cavaliere per iscriversi alle giostre. Non ha soldi e non ha le credenziali (i documenti che avvallano il titolo, necessarie per partecipare), solo un’armatura troppo piccola per lui, una spada poco affilata e una cavalla che ama immensamente.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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