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Come funziona Pandora, il nuovo (piccolo) telescopio della Nasa che ci aiuterà a svelare i segreti degli esopianeti

di webmaster | Gen 18, 2026 | Tecnologia


Il telescopio Pandora è partito. L’11 gennaio 2026, dalla base spaziale di Vandenberg in California, un razzo SpaceX Falcon 9 ha portato in orbita questo nuovo, piccolo, ma ambizioso protagonista dell’esplorazione spaziale. Nonostante le sue dimensioni ridotte, Pandora promette di diventare un alleato indispensabile per i giganti dello Spazio come James Webb e di cambiare il modo in cui studiamo le atmosfere degli esopianeti.

Che cos’è il telescopio Pandora?

Gestito dal Goddard Space Flight Center della Nasa, in collaborazione con istituti come il Lawrence Livermore National Laboratory e l’Università dell’Arizona, Pandora è classificato come uno SmallSat, ossia un satellite di piccole dimensioni, ed è progettato per una missione specifica: studiare le atmosfere degli esopianeti, cioè pianeti che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole, e l’attività delle loro stelle ospiti.

Mentre i grandi telescopi, come il James Webb Space Telescope, spesso cercano nuovi mondi, Pandora si concentrerà su circa 20 pianeti già scoperti da altre missioni, analizzandoli con una profondità e una pazienza senza precedenti durante il suo primo anno di operazioni scientifiche.

Come funziona e a cosa serve Pandora?

Il telescopio ha lo scopo di osservare i pianeti mentre passano davanti alla loro stella (metodo del transito). Durante questo passaggio, la luce stellare filtra attraverso l’atmosfera del pianeta e Pandora, grazie alle sue telecamere sensibili alla luce visibile e infrarossa, percepisce le differenze e deduce dallo spettro luminoso la composizione dell’atmosfera dell’esopianeta. La ricerca si concentrerà, in particolare, sulla presenza di sostanze, come idrogeno e vapore acqueo, che possono suggerire il grado di abitabilità e l’eventuale presenza di forme di vita per come la conosciamo.

Rimuovere il rumore

Il compito principale di Pandora, però, è risolvere un problema che fa arrovellare gli astronomi: il transit light source effect. Le stelle, infatti, non sono sfere di luce perfetta e costante: presentano le cosiddette macchie stellari, cioè regioni più fredde e attive che possono confondere le misurazioni. Queste macchie possono, per esempio, contenere esse stesse vapore acqueo, inducendo i ricercatori a credere di aver trovato acqua nell’atmosfera del pianeta, quando in realtà appartiene alla stella.

Per correggere l’errore, Pandora è programmato per osservare la stella per 24 ore consecutive, tornando a spiarla 10 volte in un anno (per un totale di circa 240 ore di osservazione per ogni target). Questo permette di mappare la rotazione delle macchie stellari e di ripulire i dati, distinguendo con certezza i segnali del pianeta da quelli della stella. È un lavoro di precisione essenziale per identificare mondi potenzialmente abitabili (no, non cercherà direttamente gli “alieni”) e per eliminare i falsi positivi nella ricerca di segnali biologici.

Pandora, fratello minore di James Webb

In orbita ci sono già alcuni “giganti” dello Spazio. Tra i più recenti ed evoluti c’è il James Webb Space Telescope. E allora, perché realizzare un telescopio più piccolo e meno performante come Pandora? In una parola: sinergia. Webb possiede una potenza senza pari, ma è molto richiesto: raramente torna sullo stesso obiettivo con la stessa configurazione e quasi mai monitora una stella per tempi lunghi. Pandora, invece, offre la costanza necessaria per fornire a Webb dati già filtrati dalle interferenze stellari. Senza questo contributo, il potenziale di Webb soprattutto nello studio dei piccoli esopianeti rocciosi, dove è più probabile trovare la vita, rimarrebbe in parte inespresso.

Il programma Pioneers: un nuovo modello per la Nasa

Pandora fa parte del programma Astrophysics Pioneers della Nasa, un paradigma diverso rispetto ai progetti convenzionali dell’agenzia spaziale statunitense. A differenza dei progetti pluridecennali, le missioni Pioneers sono disegnate per essere veloci ed economiche (Pandora è stato costruito in tempi brevi e a un costo contenuto rispetto ai miliardi di dollari impiegati per Webb), con l’obiettivo di rispondere a domande scientifiche urgenti. Questo approccio permette di sperimentare tecnologie innovative e di lanciare strumenti specifici che completano le missioni principali senza gravare eccessivamente sui bilanci, ma richiede di mantenere il design semplice e di accettare rischi leggermente superiori rispetto agli standard abituali della Nasa.



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Written By

Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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