Aleksandra “Sasha” Skochilenko è “un’eroina dei nostri tempi”. Così il regista Alexander Molochnikov descrive la protagonista del suo cortometraggio Extremist che racconta la storia dell’artista e musicista russa che a novembre 2023, dopo un anno e mezzo di prigionia, venne condannata a sette anni di carcere per avere sostituito quattro cartellini di prodotti in un supermercato di San Pietroburgo, con altrettanti messaggi contro la guerra in Ucraina.
Extremist, pubblicato sul sito del New Yorker lo scorso dicembre, è entrato nella shortlist dei titoli che potrebbero essere nomimati agli Oscar 2026 come miglior cortometraggio. Interamente in russo, è stato girato in Lettonia. Come tanti altri suoi connazionali che lavorano in ambito culturale, Molochnikov, originario di San Pietroburgo, vive in esilio per sfuggire alla repressione politica – e artistica – di Mosca.
Perché vedere Extremist
L’arte come messaggera di verità
Il corto ha ricevuto il beneplacito della stessa Skochilenko che, dopo essere stata liberata nello storico scambio di prigionieri tra Mosca e Washington dell’agosto 2024, ora vive in Germania con la compagna Sonya Subbotina, con cui Molochnikov era entrato in contatto quando era ancora in carcere. Extremist, però, non è “solo” un documentario, ma “un film ispirato a una storia vera”, precisa il regista. “Mi hanno detto, sei un artista, fallo a modo tuo”.
Il rapporto tra verità e finzione, intesa sia come falsità che come fantasia, è l’asse centrale del film, che ruota attorno all’atto di protesta di Skochilenko. A marzo 2022, la dissidente sostituì quei cartellini riportanti i prezzi con messaggi per attaccare la propaganda del regime del presidente Vladimir Putin – messaggi come:
Secondo la condanna della corte russa, Skochilenko è colpevole di avere diffamato le forze armate, ma l’artista ha sempre sostenuto, anche in tribunale, che quelle affermazioni fossero basate su fatti verificati.
“Viene messa davanti alla scelta di rimanere fedele a quello che crede sia vero – e che io, come tante altre persone, credo sia vero – e decide di farlo. Questo è eroismo”, dice Molochnikov.
Nel suo corto, la feroce ingiustizia della Russia di oggi, evidente non solo nell’arresto di Skochilenko ma in tanti aspetti della quotidianità, si mescola con un’interpretazione della vicenda di cronaca in chiave surreale e ironica, che lascia intravedere un messaggio di speranza.
Le minacce contro il regista di Extremist
Arte e vita si intrecciano anche nella storia personale di Molochnikov, che condivide molti aspetti di quella di Skochilenko, benché il regista faccia una distinzione importante. “Lei ha fatto qualcosa che io non oserei mai fare, perché non avrei il coraggio di finire in una prigione russa. Questo è il motivo per cui, in fondo, me ne sono andato”.


