Vedremo presto una serie su Donald Trump su Netflix? Chissà, dato che non c’è solo la Groenlandia tra i suoi interessi impellenti: il presidente ha acquisto infatti numerose obbligazioni in Netflix e Warner Bros. Discovery. Secondo quanto risulta dai documenti di trasparenza finanziaria pubblicati in queste ore, resi noti dall’U.S. Office of Government Ethics, il presidente tra il 12 e il 16 dicembre ha acquisito un valore tra i 250 e i 500mila dollari in titoli di debito di Netflix e una cifra altrettanto grande in obbligazioni di Discovery Communications, una filiale di Warner Bros. Discovery. Questo è avvenuto dunque dopo il 5 dicembre, data in cui è stato annunciato l’accordo per cui Netflix avrebbe acquisito una parte consistente di Warner Bros. Discovery (gli studios cinematografici e televisivi, Hbo e Hbox Max e la divisione gaming) per una cifra pari a 82,7 miliardi di dollari.
C’è da dire che, mentre lui è in carica alla Casa Bianca, il portfolio finanziario di Trump è gestito da un’istituzione finanziaria terza, su cui né lui né alcun membro della sua famiglia possono avere influenza o capacità decisionale diretta. Negli stessi documenti rilasciati negli scorsi giorni si nota come il fondo di Trump abbia investito principalmente in bond locali riguardanti il funzionamento di città, distretti scolastici e ospedali, ma anche quote in corporation come la radio SiriusXM, Boeing, GM, Macy’s, Occidental Petroleum e Whirlpool, dunque in un range molto diversificato di settori commerciali.
È però innegabile che, direttamente o indirettamente, Trump abbia un enorme interesse nel mondo dei media e della comunicazione, che da tempo cerca di modellare a suo favore. Sulla stessa fusione di Netflix e WBD è intervenuto più volte con dichiarazioni pubbliche nelle scorse settimane, dicendo prima che “se ne sarebbe occupato” e poi che l’enorme concentrazione nata dalla fusione di piattaforme come Netflix e Hbo Max “potrebbe essere un problema”; sulla controfferta ostile di Paramount Skydance – gruppo vicino alla Casa Bianca tramite Larry Ellison, patron di Oracle e consigliere del presidente – ha detto “non ne so abbastanza”. Ha trovato modo però di ribadire più volte che, chiunque avesse acquisito il gruppo Warner, avrebbe dovuto vendere immediatamente la rete all news Cnn, poiché chi la gestisce è “o corrotto o incompetente”.
Lo scorso 11 gennaio si è palesato il punto di vista di Donald Trump anche su Netflix, anche in modo indiretto: aveva infatti condiviso sul suo social network Truth, senza però commentarlo ulteriormente, un articolo intitolato Stop the Netflix Cultural Takeover, in cui si sosteneva in sostanza che la cultura woke dello streaming stesse sopprimendo tutti i punti di vista alternativi. Data la natura indipendente di queste acquisizioni di obbligazioni, è difficile che ci sarà una conseguenza diretta dal punto di vista della pressione o del controllo che il presidente può esercitare su Netflix o Warner, eppure è evidente che stia monitorando da vicino cosa sta succedendo a Hollywood in questi mesi tumultuosi. Possibilmente, per trarne un qualche profitto.


