Non a caso Max Verstappen rifiuta ogni ritualità superflua. “Non ho gesti scaramantici», dice. «Preferisco arrivare in macchina con la mente libera”. In un progetto che punta tutto su simulazione, software e processi, anche il pilota diventa parte del sistema, non un’eccezione. Anche l’organizzazione è rivelatrice: Ford non delega. Telaio, aerodinamica, integrazione, piloti (come Priaulx, Rockenfeller e Sargeant) sono parte di un ecosistema interno. La collaborazione con Red Bull per la Formula 1 segue la stessa logica: costruire competenze, non affittarle.
Dalla pista alla strada: quando il motorsport diventa un’infrastruttura tecnologica
Alla fine dei tre giorni a Detroit, resta una sensazione precisa: Ford sta usando il motorsport come interfaccia avanzata del proprio sviluppo tecnologico, non come teatro di comunicazione ()sebbene gli americani siano maestri in questo). Ogni elemento osservato — simulazione, manifattura rapida, gestione energia, apertura dei laboratori, continuità con Red Bull — punta nella stessa direzione.
Non si tratta di dimostrare che Ford corre ancora. Si tratta di dimostrare che Ford usa le corse per accelerare processi che riguardano tutti: efficienza, affidabilità, controllo software, riduzione dei cicli produttivi, strumenti digitali condivisi. È la nuova forma di Ford Racing: non gare da vincere (anche se…), ma sistemi da costruire. La livrea 2026 è solo l’inizio visibile. Il resto, quello che davvero conta, si trova nei laboratori dove la velocità non si misura in giri, ma in innovazione.




