Negli ultimi giorni il Sud Italia è stato travolto del ciclone extratropicale Harry, che ha portato una perturbazione estrema con venti fortissimi, piogge torrenziali e mareggiate di eccezionale intensità tra Sicilia, Calabria e Sardegna, con l’allerta rossa protrattasi per giorni e disagi su larga scala.
In alcune stazioni meteorologiche delle tre Regioni si son registrati oltre 500 millimetri di pioggia in 72 ore, le onde in prossimità della costa hanno raggiunto i 10 metri di altezza e le raffiche di vento hanno superato i 100 chilometri orari. Le autorità locali e nazionali hanno disposto evacuazioni preventive di centinaia di persone in alcuni Comuni, chiusure di scuole e limitazioni alla mobilità. La conta dei danni è in corso, con oltre mezzo miliardo di euro stimati solo in Sicilia e richieste da parte delle amministrazioni di attivare lo stato di crisi ed emergenza avanzate da più enti regionali.
La tempesta che ha colpito il Mediterraneo
Non è stata una semplice ondata di maltempo. Il ciclone Harry è stato una vera e propria tempesta mediterranea, sviluppatasi in condizioni eccezionali. A spiegarlo è il meteorologo del consorzio LaMMa (laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale) Giulio Betti, che descrive l’origine dell’evento come quella di “un vortice di bassa pressione di origine atlantica che si è isolato sul Mediterraneo occidentale, ha acquisito intensità e potenza e, purtroppo, a causa della presenza di un blocco di alta pressione sia sull’Europa centrale, sia su quella orientale, si è mosso molto lentamente verso est”.
Questo movimento lento ha concentrato tutta l’energia del vortice su un’area relativamente piccola, provocando precipitazioni, venti fortissimi e mareggiate intense. “Non si è trattato di un uragano, né di un simil-uragano, ma di un vortice mediterraneo, come se ne vedono molti soprattutto in inverno nel Meridione. Tuttavia, rispetto ad altri eventi simili, questo è stato eccezionalmente intenso. Per trovare cicloni extratropicali nel Mediterraneo meridionale di questa intensità bisogna risalire a 40–50 anni fa”, sottolinea Betti.
Eppure, qualcosa questa volta è stato diverso. Rispetto ad altri eventi simili, spiega, l’intensità è risultata fuori scala: “Per trovare cicloni extratropicali nel Mediterraneo meridionale di questa intensità bisogna risalire a 40 o 50 anni fa”. Per la Sicilia orientale, in particolare, la memoria storica riporta al 1985 o addirittura al 1972. È per questo che Betti parla di “una potenza inaudita”.
Un Mediterraneo più caldo e più pericoloso
Oltre all’intensità del vortice, il meteorologo evidenzia il ruolo del clima, a rendere la tempesta così distruttiva non è stato solo il vortice in sé, ma l’ambiente in cui si è sviluppato. Il Mediterraneo, oggi, non è più quello di mezzo secolo fa. Betti lo dice chiaramente: “Il Mediterraneo presenta ancora oggi temperature superficiali dell’acqua ben al di sopra delle medie, e non parliamo solo dei primi centimetri: decine di metri di colonna d’acqua sono ormai più caldi del normale”. Questo ha amplificato gli effetti, trasformando una tempesta già potente in un evento eccezionale.


