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Marte, il pianeta rosso un tempo era blu e aveva un oceano grande quanto il Mar glaciale artico

di webmaster | Gen 23, 2026 | Tecnologia


Gli autori interpretano questi elementi come il segno della presenza di un livello massimo dell’acqua all’interno di Valles Marineris, che a sua volta suggerirebbe l’esistenza di una massa idrica sufficientemente profonda e stabile da permettere la formazione continuativa di delta fluviali nel passato del pianeta. In altre parole non si tratterebbe di laghi isolati, ma di un sistema idrico interconnesso che, nel momento di massima estensione, avrebbe potuto ricoprire vaste aree dell’emisfero nord marziano, con dimensioni paragonabili a quelle del Mar glaciale artico sulla Terra.

Sulla base dell’analisi stratigrafica e di modelli di datazione geomorfologica, lo studio colloca la formazione di questi depositi nella transizione tra due periodi geologici marziani, l’Alto esperiano e l’Amazzoniano inferiore, circa 3,4 miliardi di anni fa. In questa fase Marte aveva ancora un’atmosfera in grado di sostenere acqua liquida in superficie, prima che un raffreddamento globale e il collasso del campo magnetico creassero le condizioni secche e ostili che osserviamo oggi.

Non siamo i primi a ipotizzare l’esistenza e le dimensioni dell’oceano [di Marte]”, ha spiegato il professor Schlunegger nel comunicato diffuso dall’Università di Berna. “Tuttavia, le affermazioni precedenti si basavano su dati meno precisi e, in parte, su argomentazioni indirette. La nostra ricostruzione del livello del mare, invece, si fonda su prove chiare di una linea costiera, perché abbiamo potuto utilizzare immagini ad alta risoluzione”.

Come ha perso l’acqua Marte?

La scoperta di antichi litorali e di delta ben conservati su Marte ha implicazioni profonde per la comprensione dello stadio primordiale del pianeta. Un oceano esteso non significa soltanto la presenza di acqua superficiale stabile, ma anche condizioni ambientali più dinamiche rispetto a quelle attuali. Questo scenario aumenta la possibilità che, in quel lontano passato, Marte abbia ospitato ambienti potenzialmente favorevoli alla vita microbica, paragonabili a quelli che prosperavano negli ambienti marini primordiali della Terra.

Con il nostro studio siamo riusciti a fornire prove dell’oceano più grande e profondo mai esistito su Marte, un oceano che si estendeva sull’emisfero nord del pianeta”, ha commentato Argadestya. “Questa scoperta dimostra anche che l’acqua è una risorsa preziosa per un pianeta, ma che a un certo punto può scomparire”.

Sebbene le nuove evidenze indichino l’esistenza di un’era umida su Marte, gli autori sottolineano che c’è ancora molto da chiarire in merito alla composizione mineralogica del suolo e dei sedimenti un tempo presenti sul pianeta, così come ai meccanismi che hanno portato l’acqua in superficie. “Ora che sappiamo che Marte era un pianeta blu, vogliamo anche capire che tipo di erosione si sia verificata”, ha spiegato Argadestya.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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