I dati più confortanti, spiega Fabio Mondini de Focatiis di Growth Capital, sono quelli tra il 2020 e il 2025, da cui emerge come gli investimenti nel settore dell’innovazione sono triplicati. Un risultato che non ha eguali in Europa, in cui i migliori (Finlandia, Paesi Bassi e Spagna) hanno segnato sfiorato il raddoppio.
Se la tendenza è buona, serve però mettere in prospettiva i dati percentuali di crescita guardando a quelli in valore assoluto. L’Italia infatti cresce, ma si tratta di una rincorsa. Il dato di 1.735 milioni di euro posiziona il nostro paese ancora dietro a paesi comparabili al nostro. Francia, pur registrando un calo negli investimenti, può contare su un dato che raggiunge i 7,7 miliardi di euro e la Spagna, che sta vivendo un periodo di crescita simile a quello nostrano, raggiunge i 2,3 miliardi di euro.
Fuori dalla corsa all’AI, con luci e ombre
Un’analisi puntuale dei dati globali mette in evidenza quanto la corsa all’intelligenza artificiale stia spingendo gli investimenti in Venture Capital, con un’eccezione: l’Italia. Un dato che gli esperti interpretano attraverso due diverse chiavi di lettura.
“È evidente che l’Italia ha perso il primo e il secondo treno in questo settore e che bisognerà capire se sia possibile o se addirittura valga la pena cercare di recuperare in un ambito ormai inflazionato”, commenta il direttore generale di Italian Tech Alliance Francesco Cerruti. “D’altra parte, i dati confortanti che abbiamo registrato attraverso l’osservatorio indicano che ci sono altri settori in cui il nostro paese è estremamente competitivo”.
In altre parole, la crescita di startup italiane che riescono ad attirare investimenti può essere considerata un fenomeno che si è concretizzato al netto di quel “effetto bolla” che molti guardano con sospetto, anche nel settore del Venture Capital.



