Il mercato dell’usato è il nuovo lusso? Per anni il valore di un oggetto è stato misurato in base a quanto fosse nuovo. Oggi quella metrica sta saltando, insieme all’idea di consumo che l’ha sostenuta per decenni. Nel pieno di una crisi climatica, economica e culturale, non si cerca più qualcosa di nuovo a tutti i costi; al contrario, a guadagnare fascino sono gli oggetti capaci di durare.
Riparare un prodotto e rimetterlo in circolo non è più una scelta nostalgica o dettata dal risparmio, ma un gesto consapevole – quasi radicale – che sempre più spesso assume i contorni del lusso.
Quando la durata vince sulla novità
Quando il valore si sposta dalla novità alla longevità
Le nuove generazioni stanno cambiando il modo in cui consumano. Si accumula meno e si seleziona di più; lo status legato al possesso perde centralità, mentre cresce l’attenzione verso ciò che è destinato a durare nel tempo.
In questo scenario, l’usato e il ricondizionato smettono di essere un’alternati a di serie B e diventano una risposta concreta a un sistema che produce troppo e troppo in fretta. Non è solo una questione di sostenibilità ambientale, ma anche di qualità, accessibilità e responsabilità.
C’è però un punto critico: l’usato funziona davvero solo quando è supportato dalla fiducia.
L’usato senza infrastruttura non scala
Comprare o vendere un prodotto usato, soprattutto quando è complesso e di valore, non è mai stato semplice. Servono controlli, logistica, standard condivisi e garanzie. Senza questi elementi, il mercato dell’usato resta fragile, frammentato e poco affidabile.
È proprio in questo vuoto che entrano in gioco le piattaforme che non si limitano a “mettere in contatto” domanda e offerta, ma costruiscono vere infrastrutture: non solo digitali, ma anche fisiche, capaci di rendere la durata una scelta praticabile.
Il caso Bikeflip: rendere la durata una scelta concreta
Nel mondo della mobilità questo approccio è particolarmente evidente. Bikeflip nasce dall’esigenza di rendere l’acquisto e la vendita di biciclette nuove, usate e ricondizionate un’esperienza semplice, sicura e scalabile.
Non solo un marketplace, ma un ecosistema che lavora sulla fiducia e sulla qualità, mettendo la tecnologia al servizio della second life. Un modello che ha portato Bikeflip a essere inserita da Forbes tra le 100 migliori startup italiane, come segnale di un trend più ampio: l’economia circolare che passa dalla teoria alla pratica.
Un elemento chiave di questa evoluzione è la logistica. Con il lancio della Bikeflip Box v3, una soluzione progettata per la spedizione sicura delle biciclette, il tema della durata diventa tangibile. Quando spedire una bici è semplice e affidabile, rimetterla in circolo smette di essere un problema.
Questa visione non nasce per caso. Alla base ci sono i founder Fabio Wibmer e Andrea Maranelli, che fin dall’inizio hanno immaginato Bikeflip come un’infrastruttura capace di rendere il ciclismo più accessibile, sostenibile e coerente con i nuovi modelli di consumo.
Anche gli atleti investono nel cambiamento
Negli ultimi mesi questo approccio ha attirato l’attenzione anche di chi il mondo della bici lo vive ai massimi livelli. Atleti come Loïc Bruni, campione del mondo di downhill, e Gabriel Wibmer, tra i rider più influenti della sua generazione, sono entrati in Bikeflip non solo come ambassador, ma come investitori.


