Qualcuno avrà riconosciuto nello spunto la seconda parte di Triangle of Sadness, quando i passeggeri della crociera naufragano e la classe operaia è l’unica che sa sopravvivere mentre i ricchi passeggeri sono inutili; altri avranno riconosciuto la vera origine di questa idea, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller, da cui Send Help ruba più di una scena e una soluzione. Solo che non c’è il sesso di mezzo e non c’è la politica intesa come ideali. C’è semmai la rappresentazione della fatica incredibile di una donna nell’occupare una posizione di potere (e sopravvivenza!) che è palesemente qualificata per occupare. È la politica degli individui e non quella delle classi.
Una delle cose eccezionali di Send Help però è il tono scelto per raccontare questa storia, il più difficile da mantenere senza scadere nel ridicolo. Non è un dramma, certo, è una commedia ma di quelle con soluzioni e implausibilità comiche da cartone animato, ed è anche una satira politica, ed è un piccolo horror fatto di sangue ed efferatezze comiche. Tutto finalizzato a far fare allo spettatore un percorso intellettuale molto serio. I film banali e sciocchi enunciano, spiegano e mandano messaggi, i film migliori giocano con le aspettative e la testa degli spettatori.
In tutti i film e in tutte le storie il pubblico parteggia per i deboli e quelli in pericolo, anche se sono i cattivi. Siamo quindi con la protagonista quando è vessata ingiustamente, ma quando nell’isola deserta inizia a comportarsi come una dittatrice, quando umilia l’arrogante figlio del capo, quando lo minaccia e fa tutta una serie di cose con cui è più complicato concordare, è facile passare dalla parte di lui. Raimi usa questo meccanismo per mostrare come l’atteggiamento di lei, può apparire vendicativo ma sia in realtà l’estrema ratio per ottenere un riconoscimento e una posizione che nemmeno in quelle condizioni arriva. Cosa ci vuole mai, sembra chiedersi il film, perché un uomo accetti la subalternità a una donna?
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