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Come la missione Mesom vuole creare eclissi solari totali artificiali nello spazio per proteggere la Terra usando la Luna

di webmaster | Gen 31, 2026 | Tecnologia


Proprio la minaccia di un nuovo evento “tipo Carrington” è uno dei motivi principali per cui è sempre più indispensabile studiare la nostra stella, soprattutto la corona solare, con l’obiettivo di migliorare in modo significativo le nostre capacità di previsione del meteo spaziale.

C’è troppa luce

C’è però un grosso problema. Studiare la corona solare – che è la zona che più interessa in relazione al meteo spaziale – è molto difficile. La superficie del Sole, chiamata anche fotosfera, infatti, emette radiazioni luminose troppo intense, che oscurano quasi completamente la luce tenue della corona. Come eliminare l’interferenza della fotosfera, allora? In aiuto, in primis, viene la natura: le eclissi solari totali sono i momenti migliori per osservare la corona della nostra stella. Tuttavia sono eventi relativamente rari e l’oscuramento completo del Sole dura molto poco. Nel XXI secolo, per esempio, si verificheranno con una frequenza media di una ogni 18 mesi e avranno una durata massima inferiore a 7 minuti ciascuna. C’è poi da tenere conto di altre difficoltà che possono ostacolare l’osservazione, come le condizioni meteorologiche sulla Terra e le distorsioni causate dall’atmosfera del nostro pianeta.

I coronografi

Per cercare di sopperire al problema dell’abbagliamento senza dover attendere un’eclissi, gli scienziati hanno sviluppato strumenti che prendono il nome di coronografi. Si tratta di telescopi che utilizzano un disco “di occultamento” della fotosfera (più stop ottici e filtri per sopprimere la diffrazione attorno ai bordi del disco), creando una sorta di eclissi solare artificiale. In questo modo la luce tenue della corona può raggiungere il piano focale dell’apparecchio, dove sensori fotoelettrici la trasformano in immagini digitali. L’esempio più celebre è Lasco (Large Angle and Spectrometric Coronagraphs) a bordo del telescopio spaziale Soho (Solar and Heliospheric Observatory), che dal 1995 cattura immagini della corona solare. Nonostante siano strumenti molto validi, anche i coronografi più avanzati (come quelli di Proba-3, la missione dell’Esa che è riuscita a creare per la prima volta un’eclissi solare artificiale nello Spazio) hanno limiti tecnici significativi: effetti ottici che degradano la qualità delle immagini man mano che ci si avvicina alla superficie solare, punti ciechi, creazione di artefatti strumentali che ostacolano l’osservazione degli strati più profondi dell’atmosfera solare.

La missione Mesom

È proprio per superare queste limitazioni che nasce il progetto della missione Mesom (Moon-enabled Sun Occultation Mission). La proposta, sviluppata da un consorzio scientifico internazionale guidato dal Mullard Space Science Laboratory dell’Ucl (Uk) e ora al vaglio dell’Esa per un eventuale lancio dopo il 2030, è quella di creare eclissi solari totali artificiali nello Spazio utilizzando la Luna come disco occultante naturale. Il nostro satellite, infatti, è una sfera quasi perfetta e non ha un’atmosfera densa – caratteristiche che permetterebbero di vedere la corona solare e anche gli strati più profondi dell’atmosfera del Sole (come la cromosfera) con una nitidezza senza precedenti. In concreto, quindi, la missione Mesom prevede di lanciare un satellite artificiale in orbita attorno alla Luna: la sonda, posizionandosi nel cono d’ombra della Luna, ricreerà artificialmente le condizioni di un’eclissi solare totale nello Spazio. Sfruttando le complesse dinamiche gravitazionali del sistema Sole-Terra-Luna, gli scienziati contano di posizionare il satellite in un’orbita specifica che gli consentirebbe di tornare nell’ombra lunare una volta al mese, con finestre d’osservazione lunghe fino a 48 minuti ciascuna. Se la missione venisse realizzata, dunque, in due anni raccoglierebbe la stessa quantità di dati che avremmo in 80 anni di “caccia alle eclissi” sulla Terra, ma con una qualità superiore.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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