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La capsula spaziale riutilizzabile Nyx per il rientro degli astronauti è stata messa alla prova, l’obiettivo è il volo orbitale del 2028

di webmaster | Feb 1, 2026 | Tecnologia


ROMA – Istituto di Ingegneria del Mare (Cnr) Tutto si consuma nell’arco di meno di un minuto. Siamo su un carro ponte che sfreccia sopra una piscina lunga 500 metri, larga 13 e profonda 6. Agganciata al carro ponte, una capsula conica di circa un metro di diametro, che viene infine sganciata e impatta violentemente sull’acqua. Si tratta di un test fondamentale per il futuro dello spazio europeo: l’oggetto, infatti, è un modello in scala 1:4 della capsula Nyx, progettata e prodotta da The Exploration Company, scale-up franco-tedesca che sta tentando un’impresa finora appannaggio di pochissimi, ossia la prototipazione di un veicolo spaziale riutilizzabile in grado di riportare carichi (e un domani esseri umani) dallo Spazio alla Terra. Il test di splashdown è stato condotto a Roma, all’Istituto di Ingegneria del Mare del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e rappresenta una fase critica di raccolta dati per validare i modelli numerici della progettazione della capsula.

Nyx, un camion spaziale da due tonnellate e mezzo

Nyx, come anticipavamo, è un veicolo modulare e riutilizzabile, progettato per fare la spola con l’orbita bassa terrestre. Nella sua versione finale, misurerà circa 4 metri di diametro e 4 in altezza, dimensionata per trasportare un carico utile pressurizzato di 2,6 tonnellate, come ci ha spiegato Francesco Stortini, design lead del progetto. Al suo interno trova spazio un compartimento pressurizzato capace di proteggere merci delicate (o equipaggio) dal vuoto cosmico, mentre la scocca esterna è progettata per resistere alle temperature infernali del rientro atmosferico. “Un altro dettaglio fondamentale della capsula – ci dice ancora Stortini – è che si tratta di un veicolo launcher agnostic, cioè progettata per decollare con qualsiasi lanciatore pesante disponibile sul mercato, dall’Ariane 6 al Falcon 9, il che garantirà grande flessibilità operativa e ‘vendibilità’ del prodotto”.

Un oggetto riutilizzabile

Il test di splashdown cui abbiamo assistito è il momento finale di una campagna di raccolta dati durata due settimane e cui seguiranno molte altre, essenziali per colmare un gap tecnologico storico dell’Europa. “La fase finale, quella del rientro, è una delle più delicate, e che rende il progetto molto più complesso – prosegue Stortini – perché entrano in gioco forze e dinamiche che non vengono solitamente studiate nel settore dell’esplorazione spaziale ‘classica’, in cui solitamente si lancia un satellite per farlo rimanere in orbita”. L’obiettivo di Nyx è – letteralmente – quello di invertire questa rotta: “La capsula ci permetterà di portare carico in orbita e di tornare integri sulla Terra. E l’obiettivo a lungo termine, sempre per massimizzarne la flessibilità operativa, è di renderla riutilizzabile decine di volte”. All’interno del modello usato per i test sono stati inseriti specifici sensori per misurare la pressione sulla superficie esterna della capsula, che hanno raccolto dati fondamentali per validare i modelli numerici sviluppati internamente dagli ingegneri di The Exploration Company e necessari a simulare in modo appropriato e corretto la delicata fase finale del volo e lo splashodown.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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