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La longevità è scritta nel nostro dna e la genetica probabilmente conta più di quanto abbiamo sempre pensato

di webmaster | Feb 2, 2026 | Tecnologia


La longevità è scritta nei geni, o dipende dall’ambiente in cui viviamo? La scienza se lo chiede da tempo, e la risposta sembrava chiara: gli studi indicavano che la componente ereditaria della durata della vita umana fosse relativamente bassa, compresa tra il 20 e il 25% circa. Risultati che spingevano a guardare altrove per cercare di allungare la vita: non nei geni, ma in elementi estrinseci come buone abitudini, ambiente di vita salutare, farmaci e terapie volti a riparare i danni che si accumulano inevitabilmente nell’organismo. Una nuova ricerca appena pubblicata su Science potrebbe però cambiare radicalmente la situazione: tenendo meglio conto della mortalità estrinseca – incidenti e malattie trasmissibili che accorciano la vita – la longevità umana sarebbe attribuibile alla genetica in una percentuale superiore al 50%. Un risultato che, se confermato, riaprirebbe la caccia ai geni di lunga vita e ai processi biologici che ne guidano gli effetti.

Mortalità estrinseca

Come dicevamo, in precedenza le ricerche avevano stimato percentuali relativamente basse per il contributo genetico alla durata della vita, comprese tra il 20 e il 25%. In contrasto, gli studi sui topi di laboratorio indicano un’ereditarietà molto più alta, stimata tra il 38 e il 55%. Stesso discorso per le ricerche sul contributo genetico ai principali tratti fisiologici umani, come l’altezza o il metabolismo, che in media risultano determinati più o meno al 50% da genetica e fattori ambientali. Queste discrepanze hanno spinto gli autori della nuova ricerca a sospettare che qualcosa stesse influenzando i risultati degli studi sulla longevità umana.

La loro ipotesi era che si trattasse di un problema nei set di dati utilizzati. La maggior parte degli studi si basa infatti su coorti di gemelli nati nel XVIII e XIX secolo. Un periodo in cui le cause estrinseche di morte, intese come epidemie, infezioni, omicidi, incidenti sul lavoro, erano molto più prominenti rispetto ai giorni nostri. Prendere in considerazione una morte per malattie che oggi risultano curabili, o dovuta a guerre e carestie, non ci dice molto sulla potenziale longevità che avrebbe avuto quella persona in un contesto attuale. Per farlo, è necessario discriminare in modo molto rigoroso tra mortalità estrinseca e mortalità intrinseca, cioè decessi legati unicamente a processi biologici interni al nostro organismo, come tumori, ictus, infarti e via dicendo. Ed è quello che hanno tentato di fare gli autori del nuovo studio.

Lo studio

I ricercatori hanno deciso di utilizzare dei modelli matematici avanzati per ripulire i database storici dalle morti premature. Lavorando sui dati di diversi registri di gemelli, il team ha simulato cosa accadrebbe se eliminassimo gradualmente le morti per cause esterne, sottraendo dai set di dati la quota di mortalità a loro attribuibile. Hanno così creato delle simulazioni di coorti ideali, in cui l’età raggiunta dai membri delle varie coppie di gemelli era determinata unicamente dal “logoramento biologico” subito dal loro organismo. E hanno quindi applicato i modelli così ottenuti a coppie di gemelli monozigoti, che condividono il 100% del Dna, e dizigoti, che ne condividono solo il 50%, per isolare il contributo puramente genetico alla durata della vita.

I risultati sono stati molto diversi da quelli precedenti: man mano che il modello riduceva l’incidenza della mortalità estrinseca, la correlazione tra la durata della vita dei gemelli aumentava drasticamente, fino a stabilizzarsi intorno al 55%. L’ereditarietà intrinseca della durata della vita è quindi più del doppio di quella stimata in precedenza, ed è risultata costante a prescindere dal sesso e dalle popolazioni studiate. Questi risultati riportano la genetica della longevità a valori paragonabili a quelli della maggior parte degli altri tratti fisiologici studiati fino ad oggi.

La scienza della longevità

È chiaro che la distinzione tra mortalità intrinseca ed estrinseca è di per sé complicata: molte malattie croniche hanno cause multifattoriali che comprendono una base genetica e un ruolo dell’ambiente, e allo stesso tempo, è probabile che molte cause di morte esterne abbiano una componente di suscettibilità genetica, come la predisposizione al rischio o alle infezioni. Detto questo, in passato (e quindi nelle coorti utilizzate per gli studi sulla longevità) le cause di morte esterne erano sicuramente più predominanti di oggi, e quindi l’approccio utilizzato nel nuovo studio ha buone probabilità di esprimere con più precisione il contributo biologico alla longevità umana. Soprattutto se lo scopo è capire dove agire oggi per allungarla.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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