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Perché iscriversi al liceo classico è ancora una scelta intelligente, attuale e non solo riservata a secchioni fuori dal tempo

di webmaster | Feb 2, 2026 | Tecnologia


Scegliere il liceo classico offre una formazione completa e profonda, sviluppando pensiero critico, capacità logica e padronanza linguistica grazie allo studio di latino, greco, italiano e materie umanistiche, preparando eccellentemente a qualsiasi facoltà universitaria”. Questa la risposta di AI Overview di Google alla domanda “perché iscriversi al liceo classico?. Una risposta pertinente, precisa, corretta, ma che ha un difetto, di cui chiunque abbia fatto il classico si accorge a prima vista: manca di creatività. E la creatività è proprio quella cosa che si sviluppa studiando la letteratura, la storia, esercitando la mente a un confronto continuo con i classici. Non parliamo della fantasia, che può essere considerata un dono innato, ma della capacità di creare qualcosa di nuovo partendo dalla ricerca, dalla selezione, dall’accostamento e dalla comparazione di più fonti. Quello stesso modo di ragionare che porta alla critica, una dote fondamentale in un mondo in cui siamo perennemente bombardati di informazioni, non sempre attendibili, e di opinioni, non sempre autorevoli.

Una scelta anacronistica o una scelta lungimirante?

Per questo i “classicisti” sorridono quando vengono accusati di aver fatto una scelta anacronistica, di studiare materie inutili perché fuori dal tempo. Ma è proprio la loro inutilità sul piano immediatamente pratico a renderle fondamentali, ed è il loro collocarsi non fuori, ma al di sopra del tempo a renderle attuali. La possibilità di dialogare con i grandi pensatori del passato apre finestre sul mondo del sapere: possiamo porci le stesse domande che si poneva Socrate, o stupirci della forza dell’amore insieme a Saffo, ma non si tratta solo di filosofia e letteratura. Lo studio dei classici è la scoperta delle origini di tutto il nostro universo culturale, la comprensione che le scienze, la matematica, la geometria, la fisica, tutto ha avuto origine in quella piccola porzione di mondo, in una manciata di secoli. E quello che non è nato in Grecia o a Roma è passato attraverso il latino: proprio il latino è il filtro attraverso cui sono giunte fino a noi le conoscenze del mondo arabo e orientale, oltre che naturalmente greco. “Siamo nani sulle spalle dei giganti” diceva Bernardo di Chartres, e possiamo vedere lontano non perché abbiamo una vista più acuta ma perché guardiamo dall’alto di un’esperienza acquisita da altri prima di noi. Così, come è chiaro che lo studio della storia può portare a una migliore e più profonda comprensione delle dinamiche politiche attuali, è altrettanto logico pensare che la conoscenza delle radici di discipline considerate attuali è lo strumento per guardarle da un punto di vista diverso: non potremmo progredire verso motori di ricerca e intelligenze artificiali se non avessimo capito Pitagora; non potremmo studiare le subparticelle se non avessimo incontrato gli atomi di Democrito, non potremmo pianificare viaggi spaziali se non avessimo osservato le misurazioni di Eratostene. Forse può sembrare assurdo, ma non potremmo nemmeno divertirci con le sit-com se altri spettatori millenni fa non si fossero gustati le commedie di Menandro, né potremmo commuoverci con i filmoni strappalacrime se non ci fossero state le tragedie di Sofocle: perché perfino il nostro modo di ridere e piangere è nato nel mondo classico. Certo, si è evoluto e arricchito, come sono cresciute le città che i Romani hanno fondato, e come sono mutate nell’aspetto le vie che hanno tracciato per unirle: ma che autostrade e strade statali seguano il tracciato delle vie consolari disegnato duemila anni fa è un fatto.

Ma perché tradurre il greco?

Si potrebbe obiettare che storia, geografia, filosofia e letteratura si possono tranquillamente studiare in italiano, senza prendersi la briga di tradurre e di imparare a memoria paradigmi e declinazioni. Certo. Si potrebbe, ma non sarebbe la stessa cosa. E non solo perché ogni testo letto nella lingua in cui è stato scritto comunica in modo molto più completo e diretto con il suo destinatario. Ma anche perché imparare a calarsi nelle pieghe e nelle strutture di un’altra lingua è un esercizio per la mente. Il latino è la lingua del ragionamento, della logica, del rigore; studiare latino allena all’analisi, al rispetto delle regole, ma anche all’attenzione ai dettagli. E infatti il latino si studia anche in altri Licei, dallo Scientifico al Linguistico, fino al Liceo delle Scienze Umane. Ma perché il greco? Perché il greco è esattamente la lingua della creatività. Chi studia greco si trova a maneggiare una lingua che forse oggi è morta, ma che è nata per essere parlata e non per piegarsi alle regole dello scritto: tutti i grandi testi della letteratura greca erano destinati ad essere recitati, o letti ad alta voce, o addirittura cantati. Il Greco è una lingua mobile, variabile, che prende forme e sfumature diverse a seconda dell’epoca, del dialetto, della zona di provenienza. È una lingua che ha differenze profonde con la nostra, nella stessa concezione dei tempi verbali, e che per questo obbliga a ragionare in un modo completamente diverso dal nostro. Per non parlare dei vocaboli, che in greco sono divinamente ambigui: chi studia greco sa che ogni parola, a ben guardare, può voler dire tutto e il contrario di tutto. E chi studia greco sa che nella realtà ci sono più eccezioni che regole. Ma allora, se vogliamo aprire la mente a qualcosa di diverso, perché non studiare il cinese? Perché in quella differenza risiede, come si diceva, la radice del nostro modo di pensare, ma anche quella del nostro modo di parlare. E non solo nelle migliaia di termini che derivano dal greco antico e che usiamo ogni giorno, ma anche e soprattutto in una profonda libertà di pensiero, quella stessa che consente a ognuno di noi di scegliere cosa studiare. Di scegliere ciò che per ciascuno di noi è un “classico”.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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