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Arriva il primo anticorpo biologico per la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), la terza causa di morte al mondo

di webmaster | Feb 2, 2026 | Tecnologia


Tra 300 e 400 milioni di persone nel mondo convivono con la Bpco, eppure questa sigla – Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva – resta poco conosciuta. Terza causa di morte globale, con 3,5 milioni decessi nel solo 2021, la malattia è ancora oggi sottodiagnosticata e spesso intercettata quando il danno è già avanzato. Uno scenario che sta però per cambiare: anche in Italia sarà presto disponibile dupilumab, il primo anticorpo monoclonale approvato per il trattamento della Bpco. Un passaggio storico, atteso da decenni, che segna l’ingresso della medicina biologica in un’area terapeutica rimasta finora ai margini dell’innovazione. L’annuncio è arrivato durante l’incontro “La Bpco ha un nuovo respiro” che ha avuto luogo a Milano su iniziativa di Sanofi e Regeneron. Wired Italia ha partecipato cogliendo il segnale di un inedito cambio di paradigma nella gestione di una delle malattie croniche più diffuse e trascurate al mondo.

Il respiro come battaglia quotidiana

Per cogliere appieno l’importanza del nuovo scenario presentato, è fondamentale conoscere l’entità dell’impatto che questa patologia può avere sulla qualità di vita di una persona. La Bpco è una malattia respiratoria cronica e progressiva, caratterizzata da un’ostruzione persistente delle vie aeree. L’aria fatica a uscire dai polmoni, resta intrappolata e riduce progressivamente la capacità respiratoria. “Il paziente assiste a una perdita graduale dell’autonomia: attività comuni come camminare o salire le scale diventano via via più difficili”, spiega Alberto Papi, professore ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio e direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ospedale Universitario Sant’Anna di Ferrara. L’infiammazione cronica determina tosse, produzione di muco e, nei casi più gravi, un danno strutturale irreversibile del polmone.
Il fumo di sigaretta resta il principale fattore di rischio, affiancato dall’inquinamento atmosferico. Spesso però i sintomi vengono banalizzati. “C’è un problema culturale che riguarda sia i pazienti sia il sistema sanitario – osserva Papi – La malattia viene gestita sull’evento acuto, senza una visione di lungo periodo”. La conseguenza è una diagnosi tardiva, frequentemente quando la funzione respiratoria è già ridotta di oltre il 50%. L’aspetto più critico della Bpco è rappresentato dalle riacutizzazioni, episodi improvvisi di peggioramento clinico che spesso richiedono l’accesso al pronto soccorso o il ricovero. “Si tratta di eventi che accelerano la progressione della malattia e aumentano significativamente il rischio di mortalità”, sottolinea Papi.
Con il progredire della Bpco lo spazio di vita si riduce drasticamente – racconta Simona Barbaglia, presidente di Respiriamo Insieme, associazione attiva nel supporto di chi soffre di questa patologia – I pazienti perdono autonomia, dipendono dagli altri e spesso sviluppano un forte senso di isolamento. Ogni riacutizzazione lascia segni che difficilmente vengono recuperati”.

Il salto quantico del primo biologico

Per anni, i pazienti in triplice terapia inalatoria che continuavano a riacutizzare non hanno avuto alternative. “Dal punto di vista clinico non c’erano ulteriori opzioni terapeutiche – ammette Papi – Una situazione frustrante per il medico e per il paziente”.

Dupilumab (nome commerciale Dupixent) cambia questo scenario. Si tratta del primo anticorpo monoclonale biologico specificamente approvato dalla Ema (Agenzia europea per i medicinali) per la Bpco, già disponibile in oltre 60 Paesi per altre patologie infiammatorie di tipo 2. Agisce come inibitore duale selettivo delle interleuchine-4 e interleuchine-13, due citochine chiave che guidano questo genere di infiammazioni. Così blocca il recettore condiviso, riducendo sintomi come l’ipersecrezione di muco, l’alterazione della barriera epiteliale, la broncocostrizione e il rimodellamento delle vie aeree.

Grazie a questa inibizione mirata si riduce in modo significativo il rischio di riacutizzazioni”, spiega Papi. Gli studi clinici mostrano una riduzione del 30-34% di quelle moderate/gravi nei pazienti già in terapia massimale con triplice inalatoria, con benefici aggiuntivi rispetto alle opzioni precedenti. Non solo: dupilumab ha dimostrato miglioramenti della funzione respiratoria, della qualità di vita e dei sintomi respiratori. “In una malattia destinata a progredire, la stabilizzazione rappresenta un obiettivo di enorme valore”, commenta Papi.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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