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Portare il misticismo di Franco Battiato in un film non era affatto facile (ma ci sono riusciti)

di webmaster | Feb 5, 2026 | Tecnologia


Franco Battiato è di per sé una moltitudine di sfumature non indifferenti da rappresentare. Portarlo al cinema, in un biopic, comportava un rischio ancor più alto, in cui la possibilità di errore aumenta su tutti i fronti possibili. Ma il regista, Renato De Maria – lo ricordiamo anche per Paz!, il film sul fumettista Andrea Pazienza – ha la sensibilità giusta per maneggiare con educazione e rispetto una figura così complessa. All’inizio, però, la prima risposta alla proposta di Francesca Chiappetta (produttrice della casa di produzione Casta Diva in coproduzione con Rai Fiction) è stata ben diversa da un sì: “Il primo istinto è stato chiaramente la fuga: cioè l’idea di dire no, non ce la farò mai, è troppo difficile, è troppo alto, Franco. E poi, dopo, egoisticamente mi sono detto che un’occasione così quando mi sarebbe ricapitata”, racconta De Maria. Oltre alla sceneggiatura e al soggetto di Monica Rametta va segnalata l’interpretazione di Dario Aita (lo ricordiamo nel recente Parthenope di Sorrentino), impressionante nel lavoro meticoloso per riportare sul grande schermo uno degli artisti più importanti che la musica italiana abbia avuto.

Perché Franco Battiato era un essere umano e un artista estremamente articolato nelle sue ispirazioni avanguardiste ma allo stesso tempo altrettanto pop. Quella condizione di “intoccabilità” decade nella pellicola Franco Battiato. Il lungo viaggio, grazie al lavoro di chi ha saputo capire come approcciarlo. In primis lo stesso Dario Aita che ha detto: “Non si diventa Franco Battiato […] Il primo step per me è stato il suono. Riguardando una sua vecchia intervista, alla domanda su cosa vorrebbe che restasse dopo la sua morte, lui rispose ‘Il suono’. Quindi sono partito da lì”.

Franco Battiato interpretato nel film da Dario Aita

Lorenzo Silano

Ritrovare Franco Battiato nelle movenze (e non solo) di Dario Aita

Prima di tutto, quando si affronta un biopic di un personaggio così caratteristico e caratterizzato, la differenza la fa il protagonista. Vale per Bob Dylan con Timothée Chalamet o Freddie Mercury con Rami Malek, ma anche per Franco Battiato con Dario Aita che è la prima piccola grande certezza. L’attore palermitano entra completamente dentro il Battiato uomo e artista; un po’ sfuggente, non allineato, complicato, intenso, introverso ma anche visionario. “Si capiva dal provino ‘Ehi, sono io! Non cercare da un’altra parte’, c’era proprio scritto sopra e quindi alla fine abbiamo scelto lui, perché lui ha voluto essere Battiato”, commenta il regista. La nipote dell’artista siciliano, Grazia Cristina Battiato, conferma: “Se vi ricordate, io scoppiai in lacrime. Perché lui aveva una capacità di muovere le mani nel self tape che era impressionante, proprio come lo zio nella fase adulta. Insomma io mi sono messa a piangere e ho detto: è lui!”. Interpretazione magistrale, con addirittura un accento catanese che emerge. E poi, non da poco le movenze e la postura, le fattezze come il naso – molto simile, ma non siamo alla ricerca di un cosplayer. C’è una frase detta da Aita durante il film: “Vorrei tendere all’essenziale”. Lui ci è riuscito.

Decidere in che periodo concentrare il film per raccontarne la vita era l’altra variante estremamente vincolante per De Maria e Rametta. Così partono dagli albori, dalla Sicilia assolata, dai rapporti familiari tumultuosi col padre fino alle prime note suonate. Centrale in tutto questo sarà per l’intera durata del film l’unica figura femminile sempre presente, la madre, interpretata dalla bravissima Simona Malato. Non l’unica, certo, perché anche il rapporto di amicizia e profonde affinità elettive con la scrittrice Fleur Jaeggy, interpretata da Elena Radonicich, è un altro tassello dei complicati rapporti con la sfera femminile. Non passa inosservato nemmeno il rapporto lavorativo tra lui e Giuni Russo (Nicole Petrelli) fino a Noa, portata sullo schermo dalla cantautrice Joan Thiele. Il lungo viaggio di Franco Battiato è un percorso mistico tra le cime innevate dell’Etna che ritornano frequentemente in sogno: paure e visioni che ne hanno costellato la vita.

La musica, le canzoni e l’evoluzione di Franco Battiato nel film

Parliamo di un artista come Franco Battiato che, partito dalla Sicilia e trasferitosi a Milano, ha cambiato immagine e genere più e più volte con scelte forti ma ragionate. Un inizio di carriera con canzoni di musica leggera sul finire degli anni 60. Qualche anno dopo c’è una virata decisa: diventa uno dei primi in Italia a sperimentare con sintetizzatori (il VCS3) e batterie elettroniche che hanno forgiato complessi album come Fetus, Pollution, Sulle corde di Aries e **Clic **rappresentato nel film, nel quale si definisce “un fantasma postapocalittico venuto dal futuro” e questa espressione riassume la sua figura arzigogolata quanto minimale. Sperimentazioni ardite, dicevamo, poi il viaggio in Tunisia, il ritorno fino a quando decide di voler fare successo. O meglio: i soldi.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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