Ulteriore proposta presente nel Digital Omnibus sarebbe quella riferita ai modelli di AI generativa, come ChatGPT, addestrati su quantità colossale di dati. La Commissione propone di permettere alle aziende di raccogliere e usare dati personali – inclusi dati altamente sensibili come credo politico, orientamento sessuale, etnia – per addestrare modelli di AI senza il consenso esplicito dell’utente.
Anche in questo caso starebbe all’utente rinunciare attivamente a questa funzione, di fatto resa automatica. E poi, la Commissione intende diffondere la pratica che automatizza decisioni legali sulla vita dei cittadini europei, che in soldoni significa replicare un disastroso esperimento già accaduto nei Paesi Bassi in cui migliaia di persone sono state escluse da misure di welfare a causa di errori e pregiudizi algoritmici. Attualmente, il Gdpr proibisce queste attività, salvo rare eccezioni.
Corporate Europe Observatory e LobbyControl sostengono che ognuna delle proposte della Commissione europea rispecchi richieste specifiche di Meta, Google e Amazon presentate durante le attività di lobbismo.
Più competitività per le aziende? Sì, ma solo per quelle tech
Proposte, insomma, che minano strutturalmente la capacità di Bruxelles di controllare le grandi aziende tecnologiche americane. Secondo Le Bonniec “è probabile che Omnibus derivi da una grave mancanza di conoscenze e da un compromesso politico. Sembra, ad esempio, che la Commissione ritenga che i modelli di AI generativa siano in grado di ‘avvicinarsi al ragionamento umano’, ma questo è esattamente ciò che dicono i tech bro della Silicon Valley“, spiega il ricercatore. Critici anche 280 scienziati europei, che hanno mandato alla Commissione europea una lettera aperta su alcuni di questi punti nel novembre scorso.
In che modo poi la Commissione misuri l’aumento di competitività delle aziende europee a seguito dell’introduzione del pacchetto, rimane poco chiaro. “Non è stata condotta alcuna valutazione d’impatto: si dice che la semplificazione farebbe risparmiare fino a 5 miliardi di dollari alle aziende europee in oneri amministrativi. Chissà come hanno ottenuto questa cifra”, si domanda Le Bonniec.
Big tech e l’estrema destra
Il rapporto prende in considerazione anche le attività di lobbying al Parlamento europeo. Durante il precedente mandato parlamentare (2019-2024), ad esempio, Meta si è riunita con deputati europei di estrema destra una volta. Nel mandato attuale (iniziato nel 2024), li ha già incontrati 38 volte.
“Vedo Meta come un attore cinico. Osserva le tendenze, di cui è complice, e l’arrivo al potere di politici di estrema destra nei paesi dell’Unione europea. Quindi cerca di mantenere una posizione dominante entrando nelle loro grazie” commenta Le Bonniec. “In termini più generali, Zuckerberg è ora di fatto un sostenitore di Trump, poiché esiste un’alleanza oggettiva tra i conglomerati tecnologici e l’amministrazione federale statunitense. Non esiste più una democrazia liberale ed elettiva. È stata conquistata dagli oligarchi. E in particolare dagli oligarchi della tecnologia”.
Ma non di solo Meta si nutre la destra. In un post pubblicato su Instagram a fine novembre 2025, il capo degli Affari pubblici di Google Francia ha partecipato a una cena organizzata da sei deputati francesi del Rassemblement National, il partito di estrema destra di Marine Le Pen.


