Charlie Chaplin è stato un eccellente osservatore della natura umana, un cineasta capace di analizzare azioni, reazioni, emozioni e temperamenti per poi trasformarli in materiale per il suo cinema: “Ho studiato la natura umana, perché, se non la si conosce, la mia arte è inconcepibile”. Proprio grazie a questa sua straordinaria capacità di osservazione che Chaplin ha potuto dare vita a un’opera immensa come Tempi Moderni, capolavoro del cinema di tutti i tempi, che quest’anno celebra i suoi 90 anni. Tempi Moderni è un film muto ma che può essere letto come un’opera di transizione sul piano stilistico perché, pur rispettando il linguaggio del muto, anticipa alcune sensibilità del cinema sonoro e segna la fine dell’epoca di Charlot sullo schermo. Per questo occupa una posizione unica nel percorso artistico di Chaplin, collocandosi tra due mondi e diventando il manifesto definitivo del suo cinema.
Charlie Chaplin nel 1936 era già un regista e un attore affermato, con alle spalle una filmografia molto ricca. Dopo l’esplosione del personaggio di Charlot, Chaplin aveva progressivamente trasformato la comicità slapstick in uno strumento narrativo sempre più complesso. Inizialmente il suo personaggio maldestro, con il cappello e il bastone, gli scarponi e i baffi, rappresentava un uomo finito sul lastrico, un vagabondo che tentava di sopravvivere alle avversità, una figura satirica che nel tempo avrebbe abbracciato sempre di più la critica sociale. Chaplin aveva conquistato una propria indipendenza produttiva, avendo fondato assieme a Mary Pickford, Douglas Fairbanks e D. W. Griffith la United Artists. Quel controllo creativo gli permise una libertà espressiva che si sarebbe riflessa poi nella scelta di produrre opere sempre più ambiziose, sempre più politiche, sempre più rilevanti dal punto di vista sociale, e Charlot di conseguenza, da maschera satirica e comica, avrebbe cominciato ad assumere una rilevanza maggiore, uno spessore umano più evidente, una sua universalità e una fragilità ragguardevoli.
Tempi Moderni e la Grande depressione
Tempi Moderni nasce in un contesto sociale e culturale particolarmente difficile, segnato dalla Grande depressione, da cui gli Stati Uniti tentarono di divincolarsi attraverso una forte industrializzazione prevista dal New Deal, e dalla progressiva disumanizzazione del lavoro. Chaplin, durante i suoi viaggi mentre promuoveva Luci della Città, ebbe l’ispirazione per Tempi Moderni osservando le condizioni di miseria in cui si trovava l’Europa e parlando con intellettuali, artisti e leader, tra cui Mahatma Gandhi, con cui ebbe una scambio a proposito dell’industrializzazione sconsiderata che stava prendendo piede in India, della tecnologia moderna e degli abusi del capitalismo. Una meccanizzazione, nata in funzione del solo profitto, che sarebbe stato il tema cardine di Tempi Moderni. Chaplin osservò le trasformazioni della società moderna e decise di portare in scena una realtà dominata dalle macchine, definita dalle catene di montaggio, in cui gli operai vengono sempre più disumanizzati da un’idea di progresso ingannevole che sacrifica l’individuo in nome dell’efficienza.
Il protagonista è Charlot, un operaio che lavora in fabbrica. Il ritmo degli ingranaggi e della catena di montaggio guida i suoi movimenti, costringendolo a ripetere incessantemente lo stesso gesto di stringere i bulloni mentre la lastra continua a scorrere. Il presidente dell’azienda osserva e monitora il lavoro dalla sua scrivania e, attraverso un monitor televisivo, tuona al caporeparto di accelerare il ritmo di produzione. Charlot è un operaio goffo, un po’ maldestro, che resta spesso indietro e non riesce a seguire il ritmo veloce della catena di montaggio. Quando arriva il momento della pausa pranzo, viene scelto come modello per sperimentare una nuova invenzione rivoluzionaria che, in nome dell’efficenza, consente a un dipendente di mangiare senza interrompere il lavoro, aumentando di conseguenza la produzione. I ritmi frenetici del lavoro spingono Charlot a perdere il controllo sia della mente sia del corpo, fino a essere ricoverato in una clinica per esaurimento nervoso. Una volta dimesso si trova coinvolto suo malgrado in una manifestazione operaia e in seguito, quando la polizia irrompe per disperdere gli scioperanti, Charlot viene arrestato. Dopo aver sventato l’evasione di alcuni galeotti, ritorna in libertà e incontra una ragazza, interpretata da Paulette Goddard, con la quale nascerà un amore profondo. Sono entrambi fragili, fallibili, esclusi, entrambi spinti da una speranza di felicità e dal desiderio di condurre un’esistenza normale. Un’utopia che si scontra con una realtà totalmente ostile e indifferente.


