L’olfatto è uno dei sensi che influenzano maggiormente la memoria e le emozioni. E se osservare i reperti millenari in mostra in un museo è già di per sé qualcosa di magico, immaginatevi quanto potrebbe essere immersiva un’esposizione in cui un ambiente come quello dell’antico Egitto viene ricostruito non solo visivamente, ma anche con tutti i suoi odori, ad esempio quello delle mummie. Se siete incuriositi, non resta che visitare l’esposizione egizia del museo August Kestner di Hanover e quella del Moesgaard Museum di Aarhus (Danimarca), dove un team di ricercatori del Max Planck Institute of Geoanthropology e dell’università di Tubinga hanno messo in pratica il progetto “The Scent of the Afterlife”, un programma di ricerca a cavallo tra archeologia, biologia molecolare e museologia, che permette ai visitatori di annusare in prima persona l’odore che avevano le antiche mummie egizie al momento della loro creazione.
La ricerca è descritta in un recente lavoro pubblicato su Frontiers in Environmental Archaeology, e si basa sulla raccolta di dati biomolecolari da alcuni vasi canopi risalenti ad oltre 3.500 anni fa. Grazie ai progressi nelle tecnologie di analisi degli ultimi anni, oggi gli archeologi biomolecolari sono infatti in grado di identificare la presenza di composti organici volatili anche in reperti vecchi di migliaia di anni, e ricostruire in questo modo il loro contenuto.
Dopo aver analizzato i vasi canopi, ed essere risaliti ai principali ingredienti che contenevano nel lontano passato, i ricercatori tedeschi hanno deciso di ricreare l’odore che dovevano avere questi mix di unguenti, resine e spezie utilizzati per l’imbalsamazione delle mummie egizie. Ovviamente, è un lavoro che travalica l’esperienza di un archeologo. Ed è per questo che hanno deciso di unire le forze con un’esperta, la profumiera Carole Calvez, che è stata incaricata di trasformare in un profumo completo gli ingredienti individuati dalle tracce biochimiche presenti nei vasi.
“La vera sfida sta nell’immaginare la fragranza nel suo insieme”, spiega Calvez. “I dati biomolecolari forniscono indizi essenziali, ma il profumiere deve tradurre le informazioni chimiche in un’esperienza olfattiva completa e coerente, che rievochi la complessità del materiale originale piuttosto che i suoi singoli componenti”.
Il risultato del suo lavoro è “The Scent of the Afterlife”, una riproduzione olfattiva che restituisce l’odore che avevano le mummie durante il processo di mummificazione. Il profumo è stato utilizzato per creare due diversi prodotti: delle cartoline olfattive, che vengono offerte a tutti i visitatori del museo August Kestner durante la visita della collezione egizia; e un diffusore olfattivo fisso che diffonde l’odore nei padiglioni della mostra “Ancient Egypt – Obsessed with Life” ospitata presso il Moesgaard Museum di Aarhus.


