A fine anni ’90, un’intera generazione è andata in pellegrinaggio presso La borsa del fumetto per comprarsi una copia del romanzo per ragazzi The Incredible Tide di Alexander Key, per il solo motivo che è la fonte a cui si è ispirato Hayao Miyazaki per Conan, il ragazzo del futuro. Pietra miliare dell’animazione giapponese, la serie postapocalittica che racchiude e anticipa la poetica del Maestro compie 45 anni e per l’occasione, fino all’11 febbraio, Dynit e Adler portano in sala gli ultimi quattro episodi (di 26) adattati in formato cinematografico: un’occasione incredibile per rivedere un’opera monito su un futuro tremendamente, spaventosamente vicino. “Vuoi davvero distruggere il mondo?” “Voglio solo metterlo nelle mie mani” risponde il villain Repka agli scienziati che assistono atterriti al tentativo del tiranno di prendere il controllo dell’energia solare per scopi bellici. “Insieme possiamo fare tutto” mormora dolcemente, più tardi, Lana, la bambina telepatica che può comunicare con gli animali, a Conan, la forza della natura che può salvare il mondo.
Quando il cartone di Miyazaki vide la luce, a fine anni ’70, sulla tv nazionale nipponica, si presentava come un monito. Una generazione di artisti giapponesi cresciuti all’ombra dell’atomica era nata con il terrore sacro della tecnologia, ma era ben consapevole di come fosse l’uomo e l’uso che ne fa a renderla “buona” o “cattiva”. La stessa generazione vedrà il proprio paese diventare una superpotenza proprio grazie alle risorse tech messe a punto e diffuse in tutto il mondo. Espressioni di questi avanzamenti, nei cartoni il nucleare e l’energia solare venivano usate da Mazinga, Daitarn e altri robottoni per difendere il pianeta dai nemici intergalattici, per proteggere il mondo. Miyazaki ha un rapporto più complicato con la tecnologia: da una parte ne è profondamente affascinato, come manifestazione suprema dell’intelletto umano e delle sue potenzialità; dall’altra, il suo disprezzo feroce per la guerra e il suo amore per la natura si traducono in istanze antimilitariste ed ecologiste che si pongono in rapporto dicotomico con la suddetta. La versione più matura e violenta di questa riflessione si manifesterà più tardi con Nausicaa, ma in Conan la sostanza di quella dicotomia è già completa.


