S’intitola **Disunited Nations: Nazioni disunite **ed è arrivato nelle sale l’11 febbraio: è il documentario su Francesca Albanese, la giurista italiana che dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati. Sempre lei, dal marzo 2024 è stata una delle prime persone e una delle voci che con più convinzione e furia hanno denunciato il genocidio in corso a Gaza, perpetrato dalla forze dell’esercito e del governo israeliano, spesso andando incontro a accuse di antisemitismo e disinformazione. Il film, diretto da Christophe Cotteret, già regista di Démocratie Année Zero, ha seguito in questi anni Albanese tra missioni, incontri istituzionali e pressioni politiche, toccando con mano non solo la crisi umanitaria palestinese ma anche la crisi politica e istituzionale dell’Onu stesso, più che mai in questi anni messo di fronte ai propri problemi di sostenimento e alla propria incapacità di agire tempestivamente nei teatri d’urgenza del mondo.
Presentato in oltre 120 sale l’11 febbraio anche con un collegamento in diretta nei vari cinema della stessa Albanese, Disunited Nations continuerà le sue proiezioni fino agli inizi di marzo e oltre (Qui potete vedere la programmazione nelle sale italiane). Attraverso interviste, materiali d’archivio e il dietro le quinte del lavoro diplomatico, il film racconta il difficile equilibrio tra diritto internazionale, informazione e potere, ma dà anche accesso alla vita professionale e personale di una donna che è stata in questi anni protagonista di accesi dibattiti, tendenziosi titoli di giornale e anche vere e proprie campagne di propaganda politica spesso denigratoria e tendenziosa. Nonostante questo, la diplomatica non ha mai smesso di tentare di far luce su ciò stesse accadendo a Gaza in questi mesi, in particolare sul massacro di civili innocenti spesso messo a tacere dalle autorità e dai media internazionali.
Ovviamente l’arrivo nelle sale di un documentario dedicato a lei ha suscitato la solita ridda pavloviana di polemiche e scherno, con il Secolo d’Italia (quotidiano storicamente espressione della Destra italiana) che titola ironicamente “Checco Zalone, scansati” e parla di “Francesca Albanese in versione Via col vento”. Su ben altre pagine, del resto, proprio oggi Antonio Polito sul Corriere della sera le dedica un profilo contrastato bollandola come “militante filo Hamas”, associandola di fatto ai terroristi palestinesi.
Sempre in queste ore, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha chiesto le dimissioni della relatrice speciale dall’Onu dopo le parole espresse all’Al Jazeera Forum di Doha: “Abbiamo trascorso gli ultimi due anni a osservare la pianificazione e la realizzazione di un genocidio…”, aveva detto Albanese come da trascrizione dello stesso Corriere: “Questa è una sfida: il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, protezione politica, sostegno economico e finanziario… Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune”
È chiaro che anche il documentario su Francesca Albanese sposa le sue posizioni nel raccontare il suo lavoro e il suo impegno, ma è anche un modo per farsi un’idea più precisa e concreta di quello che è stata la sua battaglia in questi anni, al di là della propaganda e della manipolazione.


