In queste ore i millennial di tutto il mondo si sono stretti nel ricordo commosso di James Van Der Beek, l’attore statunitense divenuto celebre per la sua interpretazione del protagonista del teen drama cult Dawnson’s Creek. L’attore si è spento a 48 anni per le conseguenze di un cancro al colon retto, diagnosi di cui aveva parlato apertamente negli ultimi anni soprattutto per portare avanti progetti di sensibilizzazione sulla malattia, la prevenzione e la ricerca. Ma mentre i 30-40enni si leccano le ferite di un immaginario che ormai si sgretola e perde i pezzi, in una vita adulta sempre più difficoltosa che vorrebbe rifugiarsi invece nella nostalgia rassicurante degli idoli adolescenziali, ecco che la realtà irrompe in questa storia già drammatica con la forma delle necessità economiche più impellenti. Van Der Beek lascia infatti la moglie, la consulente Kimberly Brook, e sei figli.
Nelle scorse ore gli amici della famiglia hanno lanciato un GoFundMe per assistere ai bisogni immediati, un appello che in poco tempo ha raccolto oltre un milione di dollari: “I miei figli hanno creato questo link per supportare me e i miei figli in questo periodo”, ha scritto Kimberly condividendo il link della campagna sui suoi social. “Durante la malattia, la famiglia ha affrontato non solo sfide emotive ma anche un significativo sforzo finanziario per fare tutto il possibile per supportare James nelle sue cure”, si legge nella descrizione della pagina: “In seguito alla sua morte, Kimberly e i bambini si trovano di fronte a un futuro incerto. I costi delle cure di James e la lunga lotta contro il cancro ha lasciato la famiglia senza fondi”. L’obiettivo è dunque quello di raccogliere denaro per supportarli, per permettere loro di rimanere nella loro casa attuale e perché continuino nella loro vita di sempre.
Mesi fa lo stesso James Van Der Beek aveva iniziato a mettere all’asta memorabilia di Dawson’s Creek e di Varsity Blue, il film del 1999 di cui è stato protagonista nei panni di un giocatore di football, per raccogliere fondi per la propria famiglia e anche per altre che affrontassero gravi dissesti finanziari per poter onorare le spese mediche e ospedaliere. Allo stesso modo, i suoi colleghi del cast sempre di Dawson’s Creek – tra cui soprattutto Katie Holmes, Michelle Williams e Joshua Jackson (gli interpreti di Joey, Jen e Pacey) – avevano organizzato lo scorso settembre una speciale reunion per raccogliere fondi con lo stesso obiettivo. All’epoca le condizioni di Van Der Beek erano già peggiorate e per questo era riuscito a inviare solo un videomessaggio.
Qualcuno su social ha tirato in mezzo anche Sony Television, che ha prodotto e detiene i diritti della serie culto, la quale continua a fornire parecchi guadagni in forma di royalties e licenze vendute in tutto il mondo: perché anche lo studios non si fa carico di questa emergenza? Ma soprattutto: da dove nasce questo bisogno? Sicuramente dal sistema sanitario americano che, nonostante le riforme dell’Obamacare parzialmente smantellate da Trump, continua a non tutelare i cittadini come accade per esempio nei paesi europei: negli Stati Uniti si paga tutto e lo si paga caro, e se c’è chi pensa che questo sia un problema solo per i ceti meno abbienti, ora è evidente che può essere un’eventualità difficile da gestire anche per un attore noto in tutto il mondo. E anche il luccicante mondo di Hollywood mostra tutte le sue contraddizioni in questo frangente, considerando il fatto che l’attore dopo l’exploit giovanile aveva sempre lavorato in modo discontinuo e che i ruoli di rilievo negli ultimi anni (Csi: Cyber, Pose) si fossero ridotti anche prima della sua malattia, lasciandolo senza coperture assicurative continuative.
In mezzo a tanta commozione, insomma, il caso di James Van Der Beek mostra anche tutte le contraddizioni lancinanti di un paese come gli Stati Uniti, tanto zuccherosamente sognato durante la nostra adolescenza e che ora, da adulti, ci mostra i suoi volti più duri e dolorosi.


