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Perché l’ultima picconata di Trump alle norme ambientali non piace a nessuno, nemmeno all’industria

di webmaster | Feb 13, 2026 | Tecnologia


Già prima dell’introduzione dell’endangerment finding, la questione era diventata un motivo di scontro politico. In seguito alla decisione della Corte suprema, l’Epa inviò un’email alla Casa Bianca di Bush per illustrare il collegamento tra sei gas serra e cambiamento climatico e una serie di effetti sulla salute pubblica e sull’ambiente. Il governo americano tuttavia si rifiutò di aprire l’email, che venne resa pubblica solo due anni dopo dall’amministrazione di Barack Obama. Per quasi due decenni, gruppi di destra – tra cui la famigerata Heritage foundation, l’organizzazione dietro il controverso Project 2025 – hanno criticato a gran voce la sentenza e le azioni dell’Epa sui gas serra (come ha riportato negli ultimi giorni il New York Times, nel 2022 l’Heritage foundation ha finanziato una campagna per favorire l’abrogazione dell’endangerment finding).

La crociata ideologica di Trump contro l’ambiente

L’endangerment finding si è però rivelato estremamente difficile da attaccare. I primi direttori dell’Epa nominati da Trump si sono rifiutati di mettere in discussione la norma, nonostante le pressioni degli ideologi all’interno e all’esterno dell’amministrazione statunitense.

Questa esitazione è in parte spiegata dal sostegno delle imprese alla decisione originale dell’Epa. “L’industria è generalmente favorevole alla stabilità in questo settore e al mantenimento dell’autorità normativa da parte dell’Epa“, afferma Meghan Greenfield, ex consulente dell’agenzia. “L’endangerment finding serve a garantire condizioni eque e a riconoscere l’autorità dell’Epa“.

Una bozza della revoca diffusa quest’estate conteneva una miriade di argomentazioni volte a minare la norma, sostenendo per esempio che le emissioni di gas serra non dovrebbero essere regolamentate dal Clean air act in quanto sono un fenomeno globale, oppure contestando le considerazioni scientifiche a supporto dell’endangerment finding attraverso un rapporto del dipartimento dell’Energia. Ma come riferito da Wired US, molti scienziati citati nel documento ritengono che il loro lavoro sia stato usato in modo improprio o frainteso per screditare la scienza climatica. Secondo gli esperti, queste argomentazioni si riveleranno particolarmente deboli se contestate in tribunale.

La decisione di annullare l’endangerment finding non è stata accolta con particolare favore nemmeno da molte delle industrie direttamente coinvolte. Nell’ultimo decennio, le grandi aziende petrolifere sono state travolte da un’ondata di cause legali da parte di città, stati e comuni americani, che le ritengono responsabili per i danni climatici causati da condizioni meteorologiche estreme. Per ironia della sorte, la difesa del settore contro queste azioni legali si fonda sull’autorità dell’Epa per la regolamentazione dei gas serra. Le compagnie petrolifere hanno sostenuto che gli stati e le città non possono portarle in tribunale per rispondere degli effetti dei cambiamenti climatici, dal momento che è il governo federale a gestire le norme in materia sulla base del Clean air act. Nel frattempo, i produttori di auto e camion hanno espresso preoccupazione per l’impatto di un quadro normativo incerto sulla pianificazione della produzione, come emerge da un’analisi dei commenti pubblici sulla revoca dell’endangerment finding condotta da InfluenceMap, un gruppo che traccia le attività di lobbying.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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