Per Pechino, portare civili paganti oltre la linea di Kármán (il confine immaginario tra l’atmosfera terrestre e l’inizio dello spazio) significa innanzitutto accelerare lo sviluppo di razzi riutilizzabili, capsule certificate per il trasporto umano, sistemi di sicurezza avanzati e un quadro normativo completo per il volo spaziale commerciale. In altre parole, costruire le fondamenta di un’intera economia orbitale. Inserire il turismo all’interno di un piano nazionale quinquennale equivale a trasformarlo da curiosità per miliardari a leva strutturale di sviluppo tecnologico.
Nei prossimi anni, voli suborbitali di pochi minuti in microgravità potrebbero partire con regolarità da basi come Wenchang, sull’isola di Hainan, già oggi simbolo di una nuova convergenza tra industria spaziale e turismo tradizionale. Le “Hawaii cinesi” stanno diventando un laboratorio a cielo aperto in cui il lancio di un razzo è insieme evento scientifico, attrazione turistica e motore economico locale.
La nuova competizione invisibile nell’orbita bassa
Accanto al turismo, il programma spaziale cinese dei prossimi cinque anni si concentra sull’espansione massiccia delle infrastrutture orbitali. Il record di 93 lanci nel 2025 non è un punto di arrivo, ma una prova generale. L’obiettivo è sostenere la costruzione di grandi costellazioni satellitari in orbita bassa, progettate per fornire comunicazioni, osservazione della Terra e servizi digitali avanzati, in diretta competizione con il predominio statunitense e in particolare con SpaceX. Per Pechino, il controllo dell’orbita bassa non è solo una questione commerciale, ma anche di sicurezza nazionale, sovranità tecnologica e influenza geopolitica. Prenotare slot orbitali e frequenze oggi significa assicurarsi margini di manovra per decenni.
Uno degli elementi più ambiziosi del piano è lo sviluppo di infrastrutture digitali intelligenti nello spazio. La Cina immagina satelliti capaci non solo di raccogliere dati, ma di elaborarli direttamente in orbita grazie a sistemi di calcolo avanzati e intelligenza artificiale. Questo approccio riduce la dipendenza dalle stazioni di terra, accelera l’analisi delle informazioni e apre la strada a una sorta di “cloud spaziale” alimentato dall’energia solare senza interruzioni. Nei prossimi cinque anni, questa visione potrebbe tradursi in una nuova generazione di satelliti dotati di capacità computazionali autonome, con applicazioni che vanno dall’osservazione ambientale alla navigazione, fino a settori più sensibili come la sicurezza e la difesa.
Lo spazio profondo (Marte) come progetto di lungo periodo
Parallelamente, la Cina continua a investire in modo sistematico nell’esplorazione dello spazio profondo. Le missioni lunari Chang’e hanno già segnato traguardi storici, come il ritorno di campioni dalla faccia nascosta della Luna, e nei prossimi anni fungeranno da banco di prova per tecnologie fondamentali in vista di una presenza umana stabile. Entro il 2030 Pechino punta a portare astronauti sulla superficie lunare e a completare una prima versione di una stazione di ricerca internazionale, destinata a diventare permanente entro la metà del secolo. In questo contesto, la Luna non è vista come una destinazione finale, ma come un avamposto strategico verso obiettivi ancora più lontani, primo fra tutti Marte.
Il pianeta rosso occupa un posto centrale nella pianificazione a medio-lungo termine. Dopo il successo di Tianwen-1 e del rover Zhurong, la Cina prepara missioni sempre più complesse, come Tianwen-3, che dovrebbe riportare campioni marziani sulla Terra tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta. Intanto, la ricerca scientifica esplora soluzioni che sembrano uscite dalla fantascienza, come la produzione di ossigeno su Marte tramite catalizzatori ottenuti da materiali locali o l’utilizzo di organismi estremamente resistenti per avviare ecosistemi sperimentali. Anche se queste tecnologie non avranno applicazioni immediate, rientrano in una strategia coerente che mira a rendere credibile, nel lungo periodo, una presenza umana fuori dalla Terra.
Energia e capitale umano: l’architettura di una potenza spaziale duratura
Un altro pilastro del programma dei prossimi cinque anni è l’energia spaziale. Il progetto di una gigantesca centrale solare in orbita geostazionaria, capace di trasmettere energia sulla Terra sotto forma di microonde, è emblematico dell’approccio cinese: pensare in grande, con orizzonti temporali di decenni. Se le fasi sperimentali avranno successo, la costruzione di infrastrutture energetiche nello spazio potrebbe rivoluzionare il modo in cui l’umanità produce e distribuisce elettricità, contribuendo anche agli obiettivi di neutralità carbonica fissati da Pechino per il 2060.



