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Si fa strada sul web un’iniziativa
contraria all’uso di ChatGpt. Si chiama “QuitGpt” e, come
riporta il Mit Technology Review, raccoglie attivisti e utenti
che promuovono la cancellazione degli abbonamenti al chatbot di
OpenAI. Tra questi c’è anche l’attore Mark Ruffalo.
“Molti si lamentano delle prestazioni di Gpt-5.2” scrive il
sito, “altri hanno organizzato un ritrovo a San Francisco
definito ‘mass cancellation party’, e c’è chi protesta contro
quello che viene considerato un crescente coinvolgimento tra
OpenAI e l’amministrazione Trump”.
I fautori affermano che oltre 700.000 persone si sono
iscritte alla campagna o l’hanno ricondivisa sui social.
L’account Instagram ufficiale di QuitGpt ha pubblicato di
recente un post con oltre 36 milioni di visualizzazioni e 1,7
milioni di “mi piace”. In copertina c’è appunto l’attore Ruffalo
e il testo, “il presidente Trump è il principale finanziatore di
ChatGpt. È ora di boicottarlo”.
Il sito web ufficiale cita alcune delle motivazioni alla base
della protesta. Tra queste, le donazioni che il presidente di
OpenAI, Greg Brockman, e sua moglie, avrebbero fatto al
movimento Maga nel 2025, pari a oltre 25 milioni di dollari, “è
26 volte di più di qualsiasi altra grande azienda di
intelligenza artificiale”, affermano i sostenitori. QuitGpt
ricorda anche un report di The Information, secondo cui
l’agenzia federale statunitense Ice utilizzerebbe un software
basato su Gpt-4 di OpenAI, “che confronta i curriculum con i
requisiti di lavoro associati”, sostiene il media, “e assegna un
punteggio al candidato in base all’esperienza corrispondente”.
OpenAI ha negato rapporti commerciali con Ice, spiegando che
l’agenzia può accedere all’interfaccia di programmazione del
chatbot con un abbonamento professionale.
FP


