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Effetto Breaking Bad, uno studio spiega come e perché una diagnosi di cancro può aumentare la propensione al crimine

di webmaster | Feb 16, 2026 | Tecnologia


Essere fan di Breaking Bad e essere al contempo ricercatori può stimolare interessanti approfondimenti. Non parliamo, in questo caso, di quelli che possono riguardare la chimica di Walter White, quanto piuttosto il legame tra condizioni di salute e propensione al crimine. A questo infatti è stato dedicato uno studio, apparso di recente su una rivista scientifica di economia, dal titolo “Breaking Bad: How Health Shocks Prompt Crime” (ovvero, Breaking Bad: come gli shock sanitari innescano la criminalità) e rilanciato in questi giorni da Zme Science. A firmarlo alcuni ricercatori di economia, tra cui anche l’italiano Gianpaolo Parise, oggi professore associato alla Tilburg University.

Breaking Bad: la storia di White potrebbe essere la storia di altri pazienti?

“Eravamo interessati alle implicazioni delle condizioni di salute per le scelte economiche. E siamo tutti fan della serie televisiva Breaking Bad. Quindi la connessione è venuta in maniera quasi automatica”, confida a Wired. Parlando di Breaking Bad, e riferendosi dunque alla storia di White, le condizioni di salute esaminate sono quelle di una diagnosi di cancro. Una scelta che trova ragione in virtù di diverse considerazioni, spiegano nel loro articolo gli autori. I tumori infatti sono malattie molto frequenti nella popolazione, e hanno un impatto stravolgente sulla vita delle persone, destabilizzante al punto da poter cambiare atteggiamenti e comportamenti, senza al contempo – in generale, e soprattutto nelle fasi iniziali – limitare troppo la capacità di azione, e quindi di eventuali crimini, scrivono Parise e colleghi.

Breaking Bad e lo studio in Danimarca

Per capire se ci fosse una relazione tra diagnosi di tumore e propensione al crimine i ricercatori hanno analizzato una grande quantità di dati danesi. “Abbiamo connesso tutti i referti medici e tutti i crime records per l’intera popolazione danese dagli anni Ottanta fino al 2018 – riprende Parisi – poi abbiamo calcolato la probabilità di commettere un crimine per due persone della stessa età, delle stesso genere, dello stesso livello di istruzione quando una è stata diagnosticata con un tumore e una no”. Piccola parentesi: i problemi di salute, in questo caso una diagnosi di tumore, sono dovuti a fattori ambientali e abitudini legate a loro volta anche al contesto sociale, ricordano gli stessi autori, le quali sono associate anche a diversi profili di rischi sociale. I ricercatori spiegano però che nelle loro analisi hanno considerato anche i tassi di criminalità prima della diagnosi, valutato anche altri possibili cofattori per la criminalità e confrontato le conseguenze delle diagnosi di cancro sulle persone con futuri malati non trattati.

I risultati delle analisi indicano un aumento relativo della probabilità di commettere un crimine economico del 14% in seguito a una diagnosi di cancro e del 38% per uno non economico, per esempio per violenza o reati contro la proprietà. “L’effetto si osserva soprattutto per crimini di media gravità e con un intento economico, quali spacciare, rubare, consumare droghe, evasione fiscale o frodi”, spiega ancora il ricercatore. Si tratta di un aumento che appare evidente solo a distanza di qualche anno dalla diagnosi: quando l’effetto cuscinetto dei risparmi accumulati si è ridotto, e quando è verosimilmente passata la fase acuta dei trattamenti.

Cosa potrebbe favorire la propensione alla criminalità

Lo studio ha evidenziato anche come la propensione alla criminalità aumenti all’aumentare del peso economico legato alla malattia. “Questo risultato è consistente con teorie del crimine che motivano l’incentivo a violare la legge con un’analisi razionale del beneficio verso il costo del crimine – ci spiega PariseUn peggioramento nelle condizioni di salute diminuisce l’abilità di guadagnare legalmente e porta molte di queste persone a sostituirli con attività illegali”. A questo, proseguono gli autori, si sommano anche fattori non economici che possono modificare la propensione al crimine e che associano la ridotta sopravvivenza a una (prevista) probabilità di punizione più bassa.

Un invito a sostenere le difficoltà economiche dei pazienti oncologici

Alla luce di questi risultati, qual è il messaggio che emerge dallo studio? Non certo quello di stigmatizzare i pazienti oncologici come potenziali criminali: le implicazioni sono altre. “Abbiamo visto che i risultati sono meno forti in municipalità danesi con forte supporto economico e sociale alle persone che vengono diagnosticate con un tumore – spiega Parise – Questo tipo di interventi e supporto possono fare la differenza”. E rendere la vita un pochino più semplice alle persone colpite dalla malattia. Gli ultimi dati diffusi da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) in materia di tossicità finanziaria mostrano che circa il 15% dei pazienti colpiti da tumore hanno abbandonato il lavoro, e che circa un paziente su quattro affronta problemi di natura economica che si acuiscono nel tempo. Un problema che riguarda i sistemi sanitari pubblici e ancora di più quelli in cui la sanità è privata, come gli Stati Uniti, dove la tossicità finanziaria oncologica, scrive Zme Science illustrando lo studio, è “crudele”.

Dal punto di vista di ricerca, lo studio a detta degli autori arricchisce la letteratura nel campo, sotto diversi aspetti. Non solo perché identifica una diagnosi di tumore come un momento cruciale nella propensione al crimine, così come fanno matrimonio nascita dei figli ma ad un’età mediamente più avanzata, scrivono, ma anche perché sottolinea – ancora una volta – il legame tra salute e mercato del lavoro.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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