Il programma, rifiutato da molte emittenti tv e infine approdato su UPN nel 2003, selezionava concorrenti da tutt’America preparandole al mestiere di modella: dovevano imparare a posare, a camminare in passerella e, ovviamente, stravolgere il look. Tyra Banks insistette per avere ragazze nere e latine accanto alle rassicuranti bellezze bionde, salvo poi costringerle a subire operazioni ai denti che non volevano fare, per cambiare caratteristiche che non volevano cambiare.
Tyra Banks, modella nera che ha subito in prima persona discriminazioni e critiche sul proprio corpo, non ha potuto evitare di perpetrare le stesse dinamiche su ragazze appena uscite dal liceo, rimproverate per “il sedere grosso”, misurate e pesate di fronte alle telecamere, o accusate di essere “aggressive e arrabbiate” per aver reagito alle evidenti provocazioni. Diverse ex concorrenti, intervistate nel documentario, hanno parlato apertamente di disturbi del comportamento alimentare nati (o aggravati) durante il programma.
Violenza, droga, blackface: le foto dello scandalo
Per gli spettatori, la parte più entusiasmante dello show erano i servizi fotografici in cui le ragazze venivano trasformate in creature mitologiche, divinità, ninfe o creature selvagge. Lì avveniva la vera magia della moda, capace di dar vita a sogni e visioni. Ma, stagione dopo stagione, anche i migliori sogni finiscono: per replicare l’insperato successo del debutto dello show bisognava avere sempre qualcosa di nuovo da dare in pasto al pubblico. Più sorprendente, più scioccante, più folle. Il limite di ciò che era accettabile veniva progressivamente spostato in avanti: tarantole, serpenti e scarafaggi sulle modelle? Magnifico. Vestirle da senzatetto, o da pazienti psichiatriche? Meraviglioso. E che ne dite di cambiare etnia alle ragazze, truccando il viso di nero? Nessuno ha battuto ciglio di fronte a un caso evidente di blackface, pratica che affonda le radici nella segregazione razziale.


