“Gli Stati Uniti hanno registrato 54.487 morti in combattimento durante la Guerra di Corea, 47.434 durante la Guerra del Vietnam, 149 durante la Guerra del Golfo del 1990–1991, 2.465 in Afghanistan durante le operazioni Enduring Freedom e Freedom’s Sentinel, e 4.432 in Iraq durante l’operazione Iraqi Freedom”, scrivono. E la prospettiva viene anche incrociata con il passato sovietico. “I morti russi sul campo di battaglia in Ucraina sono oltre 17 volte superiori alle perdite sovietiche in Afghanistan negli anni Ottanta, 11 volte superiori rispetto alla Prima e alla Seconda guerra cecena degli anni Novanta e Duemila, rispettivamente, e più di cinque volte superiori a tutte le guerre russe e sovietiche combinate dalla Seconda guerra mondiale”, scrivono dal Csis
Quanto è complessa la stima
delle vittime della guerra
“Il modo in cui le stime trattano le persone scomparse spesso spiega gran parte della variazione tra le diverse stime”, spiega a Wired Italia Shawn Davies, analista specializzato nell’analisi sui dati delle guerre alla Uppsala University in Svezia. “Un’altra importante divergenza riguarda ciò che viene incluso nel dato di sintesi, poiché termini come perdite o vittime variano in base a ciò che comprendono, cosa che non sempre viene adeguatamente trasmessa nelle ripubblicazioni di tali cifre”, continua. “La stima del Csis, per esempio, include morti, feriti e dispersi”, precisa mentre l’istituto dove lavora – l’Uppsala conflict data program – “mira a includere soltanto i decessi confermati, con conseguenti differenze sostanziali nei numeri riportati nei titoli. La preferenza per una metodologia rispetto a un’altra dipende in larga misura dal suo caso d’uso”.
Approcci di data analysis differenti
Includere solo il numero dei decessi vuol dire affidarsi ai necrologi pubblici. Con alcuni svantaggi di sottostima. “Il numero relativo di dispersi e morti può variare in base alla situazione sul campo di battaglia, dove combattimenti ad alta intensità, così come un controllo territoriale incerto o conteso, limitano la possibilità di confermare se una persona sia morta o catturata, oltre alla pressione politica a non pubblicare i decessi”, spiega Davies a Wired. “I necrologi ucraini includono generalmente il numero dell’unità e il luogo della morte, creando potenzialmente rischi operativi rispetto all’approccio russo, dove gli avvisi di morte individuali in genere non includono informazioni sul contesto del decesso. I partecipanti al conflitto avranno quindi essi stessi un ampio margine di influenza nel bilanciare l’esigenza di sicurezza operativa e quella di trasparenza pubblica”, continua Davies. Che spiega come loro si affidino alla fonte UAlosses – per elaborare le proprie analisi sulla guerra in corso. Il conteggio di Ualosses riporta 92.330 soldati ucraini uccisi dai russi, e i loro grafici un incremento netto della proporzione dei “missing in action”, i soldati di cui non si ha notizia.
Com’è la situazione sul campo
A quattro anni dall’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, questi numeri si incrociano con quelli che tracciano la guerra sul campo, dove i soldati combattono tra trincee e tenendo le linee villaggio per villaggio. Il comandante in capo delle forze armate ucraine – il generale Syrskyi – ha detto il 6 febbraio che i combattimenti si estendono su una linea del fronte lunga 1.200 chilometri. E ha parlato di una presenza stabile di circa 700mila soldati russi in Ucraina, nell’arco degli ultimi sei mesi. È un numero che trova riscontro anche nelle parole del presidente russo Putin, che ha dato numeri simili durante la conferenza di fine anno.


