I cambiamenti che mette in atto sono, tuttavia, rilevanti e riguardano soprattutto la trinità Piggy- Jack-Ralph (lo psicopatico Roger nella miniserie non c’è), figure rese meno allegoriche e più complesse: Ralph non è l’emblema cristallino della civiltà e del leader illuminato, la sua personalità è sottilmente più controversa e la sua presenza molti più significativa: incarna la tentazione del male, la seduzione dell’io. Ralph vuole fare la cosa giusta, ha gli strumenti per farlo e la coscienza dalla parte giusta ma viene frequentemente tentato dalle lusinghe della leadership. Jack è più complesso del mini demonio rosso malpelo del libro, è un ragazzino profondamente insicuro ossessionato dall’accettazione altrui, vittima dell’influenza di figure genitoriali esigenti. In queste ultime si riflette l’ufficiale che, alla fine del libro, si dirà “deluso” delle performance dei piccoli sopravvissuti, e che con il suo commento agghiacciante evidenzia il tema della “prole eletta britannica”, ovvero di una generazione di bambini cresciuti sotto pressioni di eccellenza aberranti.
Riflettendo sul dilemma del nature vs nurture, Golding aveva scritto Il signore delle mosche perché credeva fermamente che “L’uomo produce il male come le api producono il miele” (l’opposto del buon selvaggio di Rousseau) e che la cultura può solo frenare la nostra naturale malvagità. La poetica ricorrente di Thorne, evidente anche in questo suo ultimo magnifico lavoro, è più propensa a innescare una riflessione: l’umanità, privata delle regole della civiltà, è per sua natura brutale, oppure l’innocenza dei protagonisti che crediamo distrutta dall’isola era piuttosto già stata “sporcata” dal retaggio dell’educazione, dalle pressioni dei familiari, dalle aspettative della società, dai paragoni coi coetanei? La risposta, come in Adolescence, è molto complicata, ma allo stesso modo lascia con una profonda disperazione.


