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Si intensifica la battaglia tra
Stati Uniti e Cina nel campo dell’intelligenza artificiale.
L’americana Anthropic, una delle aziende più in vista del
settore, ha accusato tre rivali cinesi di aver creato più di
24.000 account falsi su Claude, il suo chatbot, per ottenere
risposte che migliorassero i propri modelli. Il tutto tramite la
cosiddetta tecnica di “distillazione”, dove un chatbot
“insegnante”, in questo caso Claude, trasferisce informazioni ad
uno “studente”, i chatbot di DeepSeek, Moonshot e MiniMax, sotto
forma di grandi quantità di dati ottenuti dalle conversazioni
generative.
Il sito specializzato Engadget sottolinea come la tecnica non
sia illecita ma può essere utilizzata “come scorciatoia per
sviluppare modelli di intelligenza artificiale più avanzati,
eludendo alcune misure di sicurezza”. Tra queste, la censura a
conversazioni di natura sessuale o esplicita per gli utenti
minorenni e i blocchi in caso di chat su temi delicati, come il
suicidio e la creazione di armi.
“I laboratori stranieri che distillano modelli americani
possono immettere queste capacità non protette nei sistemi
militari, di intelligence e di sorveglianza”, scrive sul proprio
blog Anthropic, “consentendo ai governi autoritari di impiegare
l’intelligenza artificiale di frontiera per operazioni
informatiche offensive, campagne di disinformazione e
sorveglianza di massa”.
L’accusa di Anthropic giunge in un momento in cui le
esportazioni di chip americani verso la Cina sono ancora oggetto
di accesi dibattiti. Il mese scorso, l’amministrazione Trump ha
autorizzato aziende statunitensi, come Nvidia, a esportare chip
di intelligenza artificiale in Cina, dopo i blocchi in vigore
dal 2024.
FP


