Uno studio condotto da El Colegio de México, in collaborazione con il Civic AI Lab della Northeastern University di Boston, ha individuato 100 account attivi riconducibili a organizzazioni illecite, che dimostrano come anche TikTok sia diventato uno strumento di reclutamento del cartello.
Il rapporto evidenzia che il Cjng era responsabile del 54,3% dei profili individuati, una quota superiore a quella attribuita per esempio al cartello di Sinaloa e al cartello del Noreste. In questi ambienti digitali, segnala sempre lo studio, le emoji venivano utilizzate per identificare le diverse fazioni.
Sempre sul piano tecnologico, un altro report rivela la familiarità delle reti criminali messicane con l’intelligenza artificiale, che viene impiegata per simulare sequestri, creare identità false e ottimizzare le rotte del traffico, il tutto riducendo i rischi operativi grazie ad algoritmi predittivi.
Il ruolo dei droni
Dal punto di vista militare, gli specialisti ritengono che il predominio del Cjng sia basato in primis sull’uso di armamenti di nuova generazione. Circa cinque anni fa l’organizzazione ha iniziato a impiegare droni modificati con esplosivi nello stato di Michoacán per attaccare i rivali, applicando poi la stessa tattica allo stato di Guerrero. Le offensive hanno causato decine tra morti, feriti e sfollati.
Secondo i dati del segretariato della Difesa nazionale messicano, se nel 2020 sono stati registrati cinque attacchi con droni attribuiti al narcotraffico, negli anni successivi la cifra è aumentata sensibilmente, dai 107 del 2021 fino ai 260 nel primo semestre del 2023.
In genere i gruppi criminali utilizzano droni commerciali economici come il Dji Mini 3, a cui vengono aggiunti tubi metallici zincati per trasportare polvere da sparo, pallini o frammenti metallici. Ma il Cjng impiega anche droni agricoli Dji Agras T40, che possono superare i 20mila euro e sono in grado di trasportare sostanze tossiche o esplosivi liquidi, aumentando così notevolmente il potenziale distruttivo degli attacchi.



